11 ottobre 2011

Referendum

Com’è noto, la legge elettorale attualmente in vigore – confidenzialmente definita “porcellum” dal suo stesso estensore – prevede che le liste dei candidati dei vari partiti siano bloccate. Ciò significa che gli eletti sono in definitiva nominati dalle segreterie dei partiti, che, in base alle previsioni di consenso alle proprie proposte, stabiliscono già al momento della compilazione delle liste chi avrà maggiore o minore probabilità di venire eletto. E’ evidente che un tale sistema presenta ben poche caratteristiche di democraticità: al cittadino è lasciata unicamente la scelta di quale partito votare: chi lo rappresenterà non è deciso dall’elettore ma da un organo che non risponde a nessuno delle proprie azioni.
In queste condizioni sarebbe da supporre che gli eletti per graziosa concessione dei segretari dei partiti siano fermamente fedeli a chi in definitiva li ha beneficati. Invece no: le defezioni ed i passaggi da un partito o addirittura da uno schieramento all’altro sono all’ordine del giorno, spesso addirittura con biglietto di andata e ritorno. Quando succedono queste defezioni si parla comunemente di tradimento del volere degli elettori; in realtà si dovrebbe dire che chi è stato tradito, eventualmente, è chi li ha nominati, che è quindi colpevole di aver sbagliato le proprie scelte.
D’altra parte, volendo proprio essere pignoli, si potrebbe dedurre che, con il sistema attuale, basterebbe che si svolgessero delle elezioni unicamente per la scelta dei partiti, dato che, defezioni a parte, gli eletti sono del tutto inutili. Una volta effettuate le elezioni si potrebbero riunire unicamente i segretari dei partiti, ciascuno forte dei propri consensi elettorali, e decidere in base ai “millesimi” come in un’assemblea condominiale il da farsi. In questo modo sì che si taglierebbero drasticamente i costi della politica! Diverrebbe inutile anche il sistema bicamerale, con enormi vantaggi sulla rapidità delle decisioni.
Scherzi a parte, l’attuale sistema non piace a molti, proprio per la sua fondamentale antidemocraticità, e quindi alcuni esponenti politici si sono messi all’opera per proporre un referendum popolare per l’abrogazione del “porcellum”: sono state raccolte ben 1.200.000 adesioni e la proposta è ora al vaglio della Corte Costituzionale che dovrà decidere sulla sua accettazione. L’intenzione dei promotori sarebbe quella di tornare alla legge precedente, che prevedeva da un lato la possibilità di esprimere preferenze – sempre naturalmente fra i candidati scelti dalle segreterie dei partiti – e dall’altro una quota proporzionale.
Purtroppo per i promotori, sul cammino del referendum pende una seria minaccia, che lo renderebbe inutile. Infatti, qualora la proposta referendaria fosse approvata e la legge in vigore fosse abrogata, non si ritornerebbe automaticamente alla legge precedente, che a sua volta non è più in esistenza, ma si manifesterebbe un vuoto legislativo in una materia così importante per la vita democratica di un paese (vacatio legis in latino) che non potrebbe essere tollerato. Se la Corte adottasse questa non stravagante interpretazione la fatica spesa per la raccolta delle firme sarebbe stata inutile, a dimostrazione della scarsa conoscenza giuridica di chi l’ha promossa.
Il Bertoldo

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