16 marzo 2012
Napoli, Inter: out!
Ed e' questa l'ennesima dimostrazione della mancanza di carattere e grinta che caratterizza le squadre italiote.
A prescindere che parliamo di due squadracce di sfigati e imbroglioni, ma quando vedo le altre squadre europee, e sopratutto quelle inglesi, non posso che applaudire.
E come al solito, rimane solo e sempre il grande Milan a dorare il blasone dell'Italia in Europa.
Serie di terremoti in Giappone
Continua a tremare la terra in Giappone.
Ieri notte ero a Tokyo, la mia stanza d'albergo ha cominciato a muoversi.
E' sempre molto impressionante...
Strong quakes jolt Kanto, Tohoku, Hokkaido
Ieri notte ero a Tokyo, la mia stanza d'albergo ha cominciato a muoversi.
E' sempre molto impressionante...
Strong quakes jolt Kanto, Tohoku, Hokkaido
14 marzo 2012
La triste morte di Encyclopedia Britannica
Dopo oltre due secoli, l'enciclopedia per eccellenza dice addio alla versione in cellulosa. La sua conoscenza si tramanderà in bit, per una cultura al passo coi tempi e le abitudini del pubblico.
La notizia
Casta e Democrazia
Da qualche mese, com’è noto, il nostro paese è guidato da un governo che non è stato eletto da nessuno, costituito da tecnici, professori, alti funzionari, banchieri, senza alcun componente estratto dalla politica professionale. Questo fatto ha messo un po’ la sordina alle vivacissime critiche che fino a poco tempo fa venivano rivolte a quella che si è convenuto di chiamare “la casta”: tuttavia il problema esiste ancora e sarebbe opportuno cogliere la presente situazione di parziale e temporaneo accantonamento della politica politicante per riflettere seriamente sul fenomeno e cercare di approntare i rimedi che consentano, alla cessazione dell’incarico dei tecnici, di eliminare le distorsioni che durante molti decenni di lassismo e di interessata sordità hanno caratterizzato la nostra classe politica.
Abbiamo ritenuto non del tutto inutile esaminare quali siano le principali distorsioni e suggerire qualche timido e modesto intervento. Questo anche al fine di rimediare non solo al disamore che molti manifestano nei confronti della politica, ma addirittura a quella strisciante ostilità verso tutte le manifestazioni politiche, che non può che sfociare in un sostanziale avvilimento della democrazia stessa.
E’ ovvio che non si può abolire la politica partecipativa se non abolendo anche ogni espressione di democrazia e che l’esercizio del proprio diritto a partecipare alla vita politica non può essere riservato ai ceti abbienti. E’ però anche vero che, se si vuole veramente che in Italia ci sia democrazia, si deve rispettare il volere degli elettori. Vale la pena di ricordare a tale proposito che un referendum popolare – massima espressione della democrazia – ha sancito anni fa a grande maggioranza l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti. Esso è stato reintrodotto cambiandogli nome (rimborso elettorale). Qui non si tratta di un semplice spreco, si tratta di un vero e proprio abuso commesso proprio da coloro che dovrebbero essere i rigidi rappresentanti e custodi del volere del popolo, e che troppo spesso si occupano soprattutto di fare i propri interessi a spese altrui.
Non mi si venga a raccontare poi il solito ritornello della precarietà dell’impegno politico. Sono troppi coloro che sono eletti ininterrottamente, all’una o all’altra carica, per decenni, e che quando non riescono ad essere rieletti trovano collocamento in strutture pubbliche. Quanto poi al rischio di non elezione è forse il caso di ricordare, a laici e ad osservanti, la parabola del fattore infedele. Richiesto di rendere conto della sua amministrazione, cercò il favore dei debitori del padrone abbonando loro – a spese del padrone – parte del loro debito.
Del pari occorre seriamente considerare che, se è vero che le cariche elettive sono il sale della democrazia, si ha l’impressione che di sale ce ne sia talvolta un po’ troppo. Parlamento europeo, parlamenti nazionali, regionali, provinciali, comunali, circoscrizionali eccetera sembrano un po’ troppi. Per esempio è noto che esiste una miriade di comuni dal numero di abitanti assolutamente inadeguato, ciascuno però con il proprio consiglio comunale, giunta e sindaco. Ancora, le provincie solo un paio di decenni fa erano novanta. Con la realizzazione dell’ordinamento regionale, che ha assorbito quasi tutte le competenze provinciali, sono state create una decina di nuove provincie, in genere non solo del tutto inutili, ma addirittura insignificanti.
Un altro capitolo di costi ingiustificati della politica è rappresentato – corruzione a parte, che pure sembra essere sempre molto diffusa e prospera – dagli sprechi indiretti costituiti dalle assunzioni clientelari (forestali della Calabria, dipendenti regionali siculi eccetera), dalle numerose opere pubbliche avviate solo per motivi elettorali, senza che esse siano poi servite a qualcosa, se non a dare origine a spese del tutto incontrollate, inutili e parassitarie, e si potrebbe continuare nell’elenco degli sprechi di denaro pubblico fatti solo per motivi di interesse personale, anche se non necessariamente finanziario.
Quanto poi ai cosiddetti “vitalizi” riservati agli ex parlamentari, al di là di ogni altra considerazione di opportunità, c’è da rilevare una serie di curiose contraddizioni. Da un lato si considera sufficiente per un comune cittadino una pensione minima di qualche centinaio di euro, dall’altra, per quanto riguarda i parlamentari, si parte da livelli iniziali riferiti a chi ha esercitato la funzione elettiva anche per breve tempo, che corrispondono alla pensione di un buon dirigente privato dopo quarant’anni di contribuzione. Inoltre il comune pensionato che continui a svolgere un’attività lavorativa vede la propria pensione decurtata seriamente – cosa che peraltro sembra essere un incentivo al lavoro “nero” - mentre ciò non accade per il “vitalizio”, che anzi continua ad essere erogato nella sua totalità, anche se il beneficiario continua a svolgere attività remunerata, spesso addirittura in strutture pubbliche.
Un’ultima considerazione. A mio parere la politica non può e non deve essere una professione, ma solo un’attività che alcuni volonterosi svolgono mettendo a disposizione dei propri concittadini le proprie esperienze e la propria conoscenza della vita di tutti i giorni e di tutti i comuni mortali. Cosa possono sapere delle esigenze e delle necessità dei cittadini tanti che fin dalla prima giovinezza si sono occupati esclusivamente di politica e degli annessi giochi, e che pur pretendono di guidare il paese, non avendo mai lavorato un solo giorno?
Questa non è demagogia né qualunquismo. A noi sembra realismo. Chi infatti assumerebbe come capo di un’azienda una persona senza alcuna esperienza specifica e che non sa nulla né di amministrazione né del prodotto né di tutto ciò che costituisce la sostanza della società che sarebbe chiamato a gestire?
Forse un rimedio – anche se parziale – potrebbe consistere nel limitare a due sole legislature consecutive la permanenza in assemblee elettive (parlamento, consigli regionali e simili), dopo di che il politico dovrebbe restare fuori per almeno una o due legislature, peraltro senza poter occupare posti di qualsivoglia tipo in enti o strutture sia pur lontanamente collegati al settore pubblico. In altre parole trovandosi una occupazione – non una sinecura – non mantenuta a spese dei contribuenti. Non ignoriamo che l’ingegnosità italica, particolarmente vivace quando si tratta di farsi gioco delle leggi, troverebbe dei rimedi: anche i privati, in cambio di favori già concessi o promessi per il futuro potrebbero aiutare i tapini a sopravvivere, ma forse varrebbe la pena di provarci. Sempre che la “casta” sia disposta a porre volontariamente un limite alle proprie (il)legittime aspirazioni!
Il Bertoldo
Abbiamo ritenuto non del tutto inutile esaminare quali siano le principali distorsioni e suggerire qualche timido e modesto intervento. Questo anche al fine di rimediare non solo al disamore che molti manifestano nei confronti della politica, ma addirittura a quella strisciante ostilità verso tutte le manifestazioni politiche, che non può che sfociare in un sostanziale avvilimento della democrazia stessa.
E’ ovvio che non si può abolire la politica partecipativa se non abolendo anche ogni espressione di democrazia e che l’esercizio del proprio diritto a partecipare alla vita politica non può essere riservato ai ceti abbienti. E’ però anche vero che, se si vuole veramente che in Italia ci sia democrazia, si deve rispettare il volere degli elettori. Vale la pena di ricordare a tale proposito che un referendum popolare – massima espressione della democrazia – ha sancito anni fa a grande maggioranza l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti. Esso è stato reintrodotto cambiandogli nome (rimborso elettorale). Qui non si tratta di un semplice spreco, si tratta di un vero e proprio abuso commesso proprio da coloro che dovrebbero essere i rigidi rappresentanti e custodi del volere del popolo, e che troppo spesso si occupano soprattutto di fare i propri interessi a spese altrui.
Non mi si venga a raccontare poi il solito ritornello della precarietà dell’impegno politico. Sono troppi coloro che sono eletti ininterrottamente, all’una o all’altra carica, per decenni, e che quando non riescono ad essere rieletti trovano collocamento in strutture pubbliche. Quanto poi al rischio di non elezione è forse il caso di ricordare, a laici e ad osservanti, la parabola del fattore infedele. Richiesto di rendere conto della sua amministrazione, cercò il favore dei debitori del padrone abbonando loro – a spese del padrone – parte del loro debito.
Del pari occorre seriamente considerare che, se è vero che le cariche elettive sono il sale della democrazia, si ha l’impressione che di sale ce ne sia talvolta un po’ troppo. Parlamento europeo, parlamenti nazionali, regionali, provinciali, comunali, circoscrizionali eccetera sembrano un po’ troppi. Per esempio è noto che esiste una miriade di comuni dal numero di abitanti assolutamente inadeguato, ciascuno però con il proprio consiglio comunale, giunta e sindaco. Ancora, le provincie solo un paio di decenni fa erano novanta. Con la realizzazione dell’ordinamento regionale, che ha assorbito quasi tutte le competenze provinciali, sono state create una decina di nuove provincie, in genere non solo del tutto inutili, ma addirittura insignificanti.
Un altro capitolo di costi ingiustificati della politica è rappresentato – corruzione a parte, che pure sembra essere sempre molto diffusa e prospera – dagli sprechi indiretti costituiti dalle assunzioni clientelari (forestali della Calabria, dipendenti regionali siculi eccetera), dalle numerose opere pubbliche avviate solo per motivi elettorali, senza che esse siano poi servite a qualcosa, se non a dare origine a spese del tutto incontrollate, inutili e parassitarie, e si potrebbe continuare nell’elenco degli sprechi di denaro pubblico fatti solo per motivi di interesse personale, anche se non necessariamente finanziario.
Quanto poi ai cosiddetti “vitalizi” riservati agli ex parlamentari, al di là di ogni altra considerazione di opportunità, c’è da rilevare una serie di curiose contraddizioni. Da un lato si considera sufficiente per un comune cittadino una pensione minima di qualche centinaio di euro, dall’altra, per quanto riguarda i parlamentari, si parte da livelli iniziali riferiti a chi ha esercitato la funzione elettiva anche per breve tempo, che corrispondono alla pensione di un buon dirigente privato dopo quarant’anni di contribuzione. Inoltre il comune pensionato che continui a svolgere un’attività lavorativa vede la propria pensione decurtata seriamente – cosa che peraltro sembra essere un incentivo al lavoro “nero” - mentre ciò non accade per il “vitalizio”, che anzi continua ad essere erogato nella sua totalità, anche se il beneficiario continua a svolgere attività remunerata, spesso addirittura in strutture pubbliche.
Un’ultima considerazione. A mio parere la politica non può e non deve essere una professione, ma solo un’attività che alcuni volonterosi svolgono mettendo a disposizione dei propri concittadini le proprie esperienze e la propria conoscenza della vita di tutti i giorni e di tutti i comuni mortali. Cosa possono sapere delle esigenze e delle necessità dei cittadini tanti che fin dalla prima giovinezza si sono occupati esclusivamente di politica e degli annessi giochi, e che pur pretendono di guidare il paese, non avendo mai lavorato un solo giorno?
Questa non è demagogia né qualunquismo. A noi sembra realismo. Chi infatti assumerebbe come capo di un’azienda una persona senza alcuna esperienza specifica e che non sa nulla né di amministrazione né del prodotto né di tutto ciò che costituisce la sostanza della società che sarebbe chiamato a gestire?
Forse un rimedio – anche se parziale – potrebbe consistere nel limitare a due sole legislature consecutive la permanenza in assemblee elettive (parlamento, consigli regionali e simili), dopo di che il politico dovrebbe restare fuori per almeno una o due legislature, peraltro senza poter occupare posti di qualsivoglia tipo in enti o strutture sia pur lontanamente collegati al settore pubblico. In altre parole trovandosi una occupazione – non una sinecura – non mantenuta a spese dei contribuenti. Non ignoriamo che l’ingegnosità italica, particolarmente vivace quando si tratta di farsi gioco delle leggi, troverebbe dei rimedi: anche i privati, in cambio di favori già concessi o promessi per il futuro potrebbero aiutare i tapini a sopravvivere, ma forse varrebbe la pena di provarci. Sempre che la “casta” sia disposta a porre volontariamente un limite alle proprie (il)legittime aspirazioni!
Il Bertoldo
13 marzo 2012
L'Afganistan e' un inferno, e' ora di andarsene
By Alan Caruba
"L'America e i suoi alleati della NATO, come i russi, devono andarsene. I complotti contro gli Stati Uniti possono essere pianificati in qualsiasi parte. L'Afghanistan è il peggiore posto al mondo per combattere una guerra. Nessun esercito ne e' uscito vittorioso. Da Alessandro Magno all'Armata Rossa e adesso e' il nostro turno."
Civil War General William Tecumseh Sherman gained everlasting fame when he said “War is Hell.”
The definition holds true, but one might also add that Afghanistan is Hell. Even after Alexander the Great defeated the Persian forces in six month’s time it took three years, from 330 BC to 327 BC, to get some measure of control over Afghanistan. For the Soviet Union, the war in Afghanistan dragged on for ten years (1979 to 1989) and led to its collapse.
The news is full of the story of a U.S. soldier in Afghanistan who went on a killing spree, leaving at least sixteen civilians dead, among whom were women and children, while wounding another five.
The death not noted in the news reports is the death of the American/NATO mission in Afghanistan, one that began with an October 2001 attack ordered by President Bush. Its purpose was to drive out the Taliban and elements of al Qaeda that had reportedly planned the 9/11 attack in outposts established there.
The Taliban are still in Afghanistan and across the border in Pakistan.
The figures on American and NATO casualties went from twelve in 2001 to 68 just thus far this year. During the “surges” to gain control over various provinces, 2009 resulted in 521 dead, 2010’s toll was 7ll. In all, there have been 2,915 coalition soldiers who have lost their lives there; 1,910 from the U.S., 404 from the United Kingdom, and 150 from our neighbor, Canada.
The effort has included soldiers from nations that include Denmark (47), Poland (35), Spain (34), the Netherlands (25), and France (82) a total of some twenty-eight nations.
It has been a failure.
That failure is seen now in the slaughter of innocents by a lone, American soldier, believed to be a staff sergeant, as yet unnamed. There are many unknowns at this point, but what is known is that trying to fight a war where Afghan soldiers are as likely to kill you as the designated enemy can drive a man to madness.
Trying to fight a war where two soldiers in an Afghan ministry were assassinated because some Korans were burned and others suffer a similar fate is itself madness. Such a place is the very definition of Hell.
America and its NATO allies, just like the Russians, have to leave. Plots against America can be planned anywhere. Afghanistan is the worst place in the world to fight a war. Alexander the Great found that out, the Soviets, and now it is our turn.
I think I know why we are still there. Neither Bush, nor Obama, want to be the President who was defeated by an enemy that isn’t even an army or even a local militia. It is a group of Islamic fanatics for whom time stopped in the seventh century. That is still the calendar in Afghanistan today, so many centuries later.
Not to put too fine a point on it, despite the heroism and sacrifice of our armed forces, but America hasn’t actually won a war since World War II and hasn’t formally declared war since 1941.
There will surely be punishment for the soldier who committed this massacre, but some may look back and conclude this was the day Americans decided finally to leave. We left Vietnam. We have left Iraq—twice now. The Middle East may someday embrace the values of freedom and liberty, but not in our lifetimes, if ever.
Estimates of the total U.S. military expenses in Afghanistan are calculated to exceed $190 billion.
In 2010 alone, U.S. military assistance to Afghanistan was $5.6 billion. Some element of those billions was spent on humanitarian infrastructure, health, community development, education and other worthy, but utterly wasted efforts. Most was stolen by an utterly corrupt “government” led by Hamid Karzai.
Afghanistan has no income producing agriculture, industrial or economic structure. Its only export of any significance is opium with which to produce heroin.
The war in Afghanistan is now the longest American war we have ever fought, longer even than the war in Vietnam. Pay no attention to the “progress” reports by U.S. generals. There has been no progress in Afghanistan. There is only the dark hole of Islamic fanaticism.
It is time to leave Afghanistan. It is time to leave Hell.
Guerra Cina-Europa sull'ETS
La Cina blocca miliardi di Euro di ordini di aerei piazzati con Airbus. Il governo cinese rifiuta di approvare le commesse per il lungo raggio per i suoi tre vettori, Air China, China Eastern e China Southern Airlines: al momento si tratta di 45 aeromobili tra A-380 e A-330.
Tutto questo per quella idiozia di Emission Trading Scheme, in vigore da gennaio, che impone alle compagnie, anche extracomunitarie, una tassa proporzionale al loro volume di emissioni di CO2.
Ma si ce lo possiamo permettere...Tanto l'economia europea sta andando a gonfie vele!
12 marzo 2012
Zona Euro? Piuttosto zona disastrata
In spagna e Grecia, disoccupati quasi il 50% dei giovani sotto i 25 anni.
31% in Italia.
Una catastrofe.
Think of what this means,... social unrest like not seen in a long time...
31% in Italia.
Una catastrofe.
Think of what this means,... social unrest like not seen in a long time...
Fermi tutti!
Il governo dei tecnici, dei professori e dei banchieri, voluto dal Presidente della Repubblica e sostenuto da un’innaturale alleanza di fatto fra partiti fino a ieri ferocemente avversi l’uno all’altro, sembra riscuotere meno consensi di quanto abbia riscosso al suo insediamento. Mentre il Premier Mario Monti non perde occasione per far notare che le decisioni prese dal suo governo incontrano l’approvazione ed il plauso internazionale, non sembra che presso il pubblico l’entusiasmo sia altrettanto grande. Si apprezza la compostezza e lo stile – a dir vero un po’ grigio e soporifero – del Presidente del Consiglio, ben diverso da quello del suo predecessore che faceva tanto commesso viaggiatore faceto, ma non tutte le sue mosse riscuotono la stessa incondizionata approvazione.
La prima decisione del governo appena insediato è somigliata molto al classico “fermi tutti, questa è una rapina!” dei film polizieschi. Aumenti di tasse a iosa, blocco delle rivalutazioni delle pensioni, e simili inezie, per soddisfare l’esigenza, manifestata da alcuni influenti nostri partners europei, di raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2013. L’intimazione ad attenersi al diktat è stata rafforzata da un ingiustificato ed inusitato incremento dello spread.
La prassi che il governo si prefigge di seguire è “prima risaniamo il bilancio, poi ci occuperemo dello sviluppo”. Non una parola sulla riduzione delle spese. La teoria appare alquanto bizzarra, dato che non è chiaro come si pensi di favorire la ripresa dell’economia: sottraendo ingenti mezzi ai privati ed alle aziende chi avrà il coraggio e la possibilità di investire ed assumere dei rischi?
L’idea poi che il risanamento del paese e la riduzione dell’indecente carico fiscale possa avvenire grazie alla lotta all’evasione sembra quanto meno una vera e propria turlupinatura, confermata dal fatto che ancora ieri un esponente del governo ha dichiarato in TV che tale utilizzo dei proventi della lotta all’evasione avverrà al più presto nel 2013, quando questo governo avrà cessato di esistere. In buona prosa, questo si chiama lasciare ad altri la gatta da pelare.
Dopo soli quattro mesi dall’insediamento del nuovo governo anche l’ISTAT afferma che l’Italia si trova in “recessione tecnica”. Sarebbe stupido ed in malafede affermare che ciò è colpa di questo governo, ma c’è da temere, per quanto detto sopra, che questa recessione si consolidi col passare del tempo. D’altra parte crediamo sia stato altrettanto stupido ed in malafede l’affermare che la fiammata dello spread, che ci aveva classificati peggio della Spagna, fosse colpa del precedente governo e che il suo rapido ridimensionamento sia stato dovuto alla saggia politica del governo Monti. E’ troppo malizioso supporre che in qualche modo ci sia stato lo zampino di ben altri interessi, e non solo quello di spregiudicati speculatori?
Il Bertoldo
La prima decisione del governo appena insediato è somigliata molto al classico “fermi tutti, questa è una rapina!” dei film polizieschi. Aumenti di tasse a iosa, blocco delle rivalutazioni delle pensioni, e simili inezie, per soddisfare l’esigenza, manifestata da alcuni influenti nostri partners europei, di raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2013. L’intimazione ad attenersi al diktat è stata rafforzata da un ingiustificato ed inusitato incremento dello spread.
La prassi che il governo si prefigge di seguire è “prima risaniamo il bilancio, poi ci occuperemo dello sviluppo”. Non una parola sulla riduzione delle spese. La teoria appare alquanto bizzarra, dato che non è chiaro come si pensi di favorire la ripresa dell’economia: sottraendo ingenti mezzi ai privati ed alle aziende chi avrà il coraggio e la possibilità di investire ed assumere dei rischi?
L’idea poi che il risanamento del paese e la riduzione dell’indecente carico fiscale possa avvenire grazie alla lotta all’evasione sembra quanto meno una vera e propria turlupinatura, confermata dal fatto che ancora ieri un esponente del governo ha dichiarato in TV che tale utilizzo dei proventi della lotta all’evasione avverrà al più presto nel 2013, quando questo governo avrà cessato di esistere. In buona prosa, questo si chiama lasciare ad altri la gatta da pelare.
Dopo soli quattro mesi dall’insediamento del nuovo governo anche l’ISTAT afferma che l’Italia si trova in “recessione tecnica”. Sarebbe stupido ed in malafede affermare che ciò è colpa di questo governo, ma c’è da temere, per quanto detto sopra, che questa recessione si consolidi col passare del tempo. D’altra parte crediamo sia stato altrettanto stupido ed in malafede l’affermare che la fiammata dello spread, che ci aveva classificati peggio della Spagna, fosse colpa del precedente governo e che il suo rapido ridimensionamento sia stato dovuto alla saggia politica del governo Monti. E’ troppo malizioso supporre che in qualche modo ci sia stato lo zampino di ben altri interessi, e non solo quello di spregiudicati speculatori?
Il Bertoldo
Sarkozy: Controlli alle frontiere o addio Schengen
E cosi dovremmo fare anche noi!
Dimenticavo. Noi abbiamo tutta la classe terzomondista benpensante sinistrorsa piu' cretina del mondo, con in testa il Presidente Napolitano che quando si fa male un cinese, corre al capezzale, quando si tratta di un vigile italiano manco due parole.
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