03 gennaio 2012

Asimmetrie

E’ una nozione risaputa che ad ogni diritto di un soggetto corrisponde normalmente il dovere di un altro soggetto di rispettare tale diritto, e viceversa. Alla base di molti aspetti della vita civile sta questa norma non scritta ma ben radicata nella coscienza di ogni essere normale. Quando un soggetto viene meno a questa elementare regola nei confronti di un altro soggetto si ha un’evidente violazione della base stessa della convivenza civile, e ciò è vero qualunque e di qualsiasi livello sia il soggetto che ha trasgredito la norma.
Precisato questo concetto dobbiamo tristemente riconoscere che lo stato italiano non manifesta alcun rispetto per questa elementare norma del vivere civile: non esiste in Italia, fra stato e cittadino, alcun principio di simmetria nei reciproci rapporti. Ciò che lo stato ritiene un suo diritto nei confronti del cittadino non trova corrispondenza in un analogo diritto del cittadino nei confronti dello stato. Quest’ultimo si ritiene autorizzato a comportamenti che, se tenuti da un qualunque cittadino, verrebbero considerati colpevoli quando non addirittura delittuosi e quindi sanzionati di conseguenza.
A titolo di esempio basti citare i rapporti economici fra cittadino e stato. Se un cittadino non paga il dovuto allo stato (per tasse, penali o quant’altro) nei tempi rigorosamente stabiliti da quest’ultimo, incorre automaticamente in penali, sequestri, pignoramenti e simili provvedimenti. Da parte sua però lo stato ritiene di essere automaticamente autorizzato a dilazionare a suo piacimento l’adempimento delle proprie obbligazioni nei confronti del cittadino. Secondo recenti stime, il debito dello stato nei confronti dei cittadini, per forniture, imposte pagate in più, indennizzi e simili ammonterebbe alla stupefacente cifra di ben ottanta/novanta miliardi di euro, a dimostrazione del disprezzo che lo stato manifesta nei confronti dei propri “sudditi” (a questo punto non più cittadini).
Se poi simili inadempienze provocano gravi disagi presso i creditori, che giungono spesso fino all’insolvibilità ed al fallimento, con conseguente scomparsa di posti di lavoro e di attività produttive spesso perfettamente efficienti, è cosa che non interessa minimamente la struttura pubblica, che si trincera dietro presunti “problemi burocratici” per giustificare la propria inerzia, come se i problemi burocratici non fossero generati dall’amministrazione stessa. D’altra parte è noto che il cittadino non può affatto giustificare le proprie inadempienze con i propri problemi burocratici.
Altro caso evidente di asimmetria giuridica è costituito dal fatto che un evasore – o presunto tale – è considerato alla stregua di un comune delinquente, un ladro che sottrae allo stato ciò che è di sua competenza, mentre nessun provvedimento viene mai preso e neppure ipotizzato a carico di chi sperpera per proprio esclusivo tornaconto o, nel migliore dei casi, per totale incompetenza e stupidità il denaro dei cittadini.
A completamento del discorso, ricordiamo che lo stato pretende dai cittadini la massima trasparenza e la massima sincerità, fino al punto di controllare ogni movimento finanziario e da vietare i pagamenti in contanti per impedire – così almeno ci si giustifica – lo sviluppo dell’evasione. Da parte sua lo stato invece si guarda bene dal presentare ai cittadini un quadro trasparente delle proprie attività e dal praticare quella sincerità che esige dai suoi sottoposti.
Mancano del tutto statistiche attendibili sui conti, sulle situazioni amministrative, sul numero dei dipendenti pubblici, sui loro compensi, sulle consulenze, sul patrimonio pubblico, e via andando. Inoltre i ritardi nei pagamenti di cui si è parlato sopra servono unicamente a presentare un bilancio meno negativo, sia per quanto riguarda il deficit annuale sia per quanto riguarda l’ammontare del debito pubblico . Non dimentichiamo infatti che il bilancio dello stato è redatto “per cassa” e non per competenza, come invece si esige da qualunque contribuente.
A questo proposito si è giunti persino, con risibili giustificazioni, a sospendere, rimandandolo all’anno nuovo, il pagamento delle mensilità di dicembre e tredicesima, ed in alcuni casi anche di novembre, delle pensioni ai residenti all’estero, certi che questi ultimi, evidentemente, non andranno a manifestare sotto Palazzo Chigi.
Per concludere, risulta evidente che lo stato ritiene di essere al di sopra delle leggi che esso stesso ha provveduto ad emanare, e quindi autorizzato a violare le norme più elementari del vivere civile. L’ultimo esempio di disprezzo dei propri impegni è costituito dalla brillante trovata di tassare nuovamente i fondi rimpatriati grazie alla “scudo”, che prometteva assoluta e totale immunità da successivi ripensamenti a chiunque se ne fosse giovato.
Com’è possibile che lo stato pensi di poter riportare sulla “retta via” un paese un po’ allo sbando se esso stesso, per primo, viola le leggi è evidentemente un insondabile mistero. E pensare che l’Italia è stata spesso definita la “patria del diritto”.
Il Bertoldo

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