02 luglio 2006

Referendum: Riflessioni sul voto estero - "I ga vinto i napoetani"

Un mio amico, titolare di una fiorente industria del legno in provincia di Treviso ha sintetizzato cosí la vittoria dei “NO”: “I ga vinto i napoetani”. Dovete infatti sapere che in quelle zone si chiamano tuttora “napoetani” tutti i burocrati anche se hanno l’accento lombardo o emiliano. Questo perché, come é notorio, l’esemplare amministrazione austro ungarica del Lombardo Veneto, riconosciuta da tutti gli storici un modello del genere, era stata sostituita,dopo l’unitá d’Italia, dal modello burocratico borbonico del Regno delle Due Sicilie che, ahinoi, i savoiardi piemontesi han creduto bene di assorbire nella struttura amministrativa del nuovo Stato unitario. Ecco spiegata, del resto, la repulsione atavica del Nord Est italiano per i rappresentanti del potere centrale che son venuti qui a sostituire nella pubblica amministrazione, alla fine dell’800, metodi e mentalitá tradizionali improntati alla chiarezza e al rispetto del cittadino contribuente ,con un sistema elefantiaco ritenuto autoritario, prevaricatore, pomposo, cinico e pigro ove si ha l’obbligo dell’obbedienza riverente, cieca ed assoluta al principe, cioé all’ultimo burocrate di turno.
Ma questo é un altro discorso che meriterebbe peró di essere approfondito se si vuole, senza inutili ipocrisie, trovare le vere ragioni che hanno ispirato la “ribellione” leghista.
Nell’ottica del mio amico trevigiano, la ripartizione geografica delle vittorie del “SI”, cioé Nord Est dell’Italia (e, se si vuole, gran parte dell’Ovest) e la Circoscrizione Estero (ove, soprattutto l’America Meridionale, si sono raggiunte percentuali eccezionali fino al 78% di “SI”) conferma con tutta evidenza che hanno votato ( a parte quelli che lo hanno fatto per semplice opzione politica) in favore delle modifiche costituzionali soprattutto le persone che hanno, appunto, il senso della Regione, e hanno votato “contro” coloro che sono legati ai benefici critallizzati nello statu quo della galassia del potere centrale. Da una parte gli innovatori, dall’altra i conservatori, e in tutto questo non ha niente a che vedere la destra o la sinistra, Prodi o Berlusconi: basta comparare le cifre del referendum con quelle delle precedenti elezioni parlamentari.
Il “SI” trova la sua giustificazione nella difesa e nel rafforzamento della propria identificazione regionale ed é quindi l’espressione piú genuina di un desiderio di modernitá nel quadro delle grandi opzioni continentali.
Del resto, visto che oggi é di moda, i tre “profeti” che hanno avuto la grande intuizione dell’Unitá Europea, e che sono ,come tutti sanno, De Gasperi, Schumann, Adenauer, uomini politici forgiati nella difesa dei diritti delle minoranze etniche e che lottarono per la loro indipendenza di fronte al potere centrale (De Gasperi il Trentino, Schumann l’Alsazia, Adenauer la Renania).
“Sono un trentino prestato all’Italia”, diceva De Gasperi e Schumann,scrisse queste parole: “ D’abord je suis francais, mais je suis europeen parce que je suis alsacien”. Cioé solo, appunto, con la dimensione regionale, molto piú umana perché qui sono le tue vere radici, le tradizioni, i valori essenziali di una cultura , puoi concepire di essere veramento europeo. Europeo siciliano, europeo emilano, europeo lombardo, europeo veneto e cosí via. Siamo italiani, d’accordo, e viviamo profondamente la solidarietá e l’orgoglio nazionali, ma appunto in quanto tali possiano essere solo cittadini europei “regionali” perché l’Europa si costruisce con la necessaria concretezza e efficacia solo, al di sopra di egoismi nazionalisti e corporativi, sfruttanado le complementarietá (la parola di moda oggi é “sinergie”) regionali tra Stato e Stato. Il resto é pura retorica, bla bla bla di politici in cerca di plauso.
E allora proprio in questa ottica si puó capire l’atteggiamento di certi “regionalisti” ad oltranza contro l’Euro, le 350 pagine di una prolissa costituzione europea, e l’imponente e puntigliosa burocrazia di Bruxelles.
Questo é ancora piú vero per quanto riguarda i votanti dell’America Meridionale che hanno votato in massa “SI”. Perché tutti quelli cui é stata riconosciuta la nazionalitá italiana jure sanguinis, si sentono prima di tutto cittadini del Paese in cui sono nati e poi “siciliani”, “campani” “veneti”, emiliani” ecc. cioé, “argentini siciliani”, “argentini veneti” e cosi via. (andate loro a chiedere per esempio se fanno il tifo per la squadra di calcio italiana...): questa é la loro unica vera dimensione di italianitá che non ha niente a che vedere con una identitá nazionale che resta quella, e solo quella, dello jus soli e delle fonti della formazione culturale e civica. D’altronde, avremo fatto tutti l’esperienza viaggiando all’estero. “Sei italiano, di dove?” ti chiedono sempre, e fa loro piú commuovere il ricordo di certe tradizioni (soprattutto gastronomiche, religiose e folkloristivhe) e di certi eventi storici della loro regione tramandati da nonni e bisnonni, che il rituale della festa del 2 giugno o la memoria delle battaglie garibaldine, se per caso sanno cosa siano. In veritá, la protezione degli interessi degli italiani all’estero é principalmente operativa in seno alle Associazioni regionali che difendono tutte gelosamente la loro indipendenza e i loro legami particolari con le autoritá regionali italiane competenti. Quindi tutti hanno votato con la convinzione che, ratificando le modifiche costituzionali che aumentavano i poteri delle Regioni nei settori fondamentali della cultura e della previdenza sociale, rendevano piú efficaci e piú accessibili i benefici della doppia nazionalitá .
Beh, ci sarebbe anche da rilevare che questo voto all’estero ha confermato che, se non ci fossero stati i costosi brogli precedenti, sarebbe stato ben altro il risultato elettorale di Aprile della coalizione di centro destra.

2 commenti:

J.A. ha detto...

Come ho scritto anche sul mio blog, concordo in pieno.

Abr ha detto...

Ottimo. I agree.
ciao, Abr