17 ottobre 2007

Il partito "democratico"

Finalmente, con grande strepito ed evidenza mediatica (come è ormai uso dire), si sono svolte le cosiddette “primarie” del Partito Democratico. La cosa riveste un significato emblematico che permette di gettare uno sguardo su quello che potrebbe essere questo partito.
Innanzi tutto si è “eletto” a stragrande maggioranza (una volta si sarebbe definita maggioranza bulgara) un segretario già nominato dai vertici del principale partito che confluirà nel PD. Per la prima volta nella nostra storia abbiamo il segretario di un partito che non c’è e che non ha ancora fissato le proprie caratteristiche, che saranno il frutto dei lavori della assemblea costituente del partito, i cui componenti sono stati “eletti” con le stesse modalità del segretario.
Secondo quanto ci è stato ripetutamente affermato, si tratterà di un partito completamente nuovo, che dovrà incidere potentemente sul rinnovo della politica italiana: per fare ciò si sono richiesti, abbastanza bizzarramente, anche i voti degli immigrati regolari, la cui influenza sul voto definitivo non è nota. (E perché no i clandestini, che sono tollerati e protetti, soprattutto dalle sinistre, anche se svolgono attività non propriamente ortodosse ?)
Per quanto riguarda lo stile democratico, già si è detto in apertura.
Si è poi affermato che questo partito nasce dalla convergenza di due culture: quella laico-marxista e quella cattolica di sinistra (qualunque cosa significhi oggi l’espressione “di sinistra”). Si tratterà dunque di un partito multiculturale, ed a parte il fatto che a sinistra sembrano avere il chiodo della multiculturalità, ci si domanda se ciò possa essere una buona cosa. Se due culture differenti, costrette a convivere, non giungono ad una sintesi, di solito si assiste ad una feroce lotta col risultato che una di esse è destinata a scomparire o comunque a soccombere. Ciò è sempre avvenuto storicamente, e, per il bene del paese, c’è da augurarsi che non accada questa volta con effetti rovinosi per tutti.
Infine questo partito nascerà col dichiarato proposito di realizzare le “riforme” di cui l’Italia avrebbe estremamente bisogno. Il programma non sembra particolarmente originale: tutti i partiti si sono sempre dichiarati favorevoli alle “riforme”, ma si sono bene guardati dal precisare di quali riforme si tratti e soprattutto si sono bene guardati dal realizzarle. Se qualche “riforma” è stata realizzata da qualcuno, essa normalmente è stata cancellata dal successore, con la motivazione che “quella riforma” non è quella che gli italiani vogliono e di cui hanno bisogno.
Insomma, non è facile capire in cosa questo partito si differenzi dagli altri di cui il paese già dispone in abbondanza. L’unica vera differenza sta nella definizione: purtroppo durante tutto l’ultimo secolo il termine “democratico” è stato usato ed abusato quasi unicamente da partiti che di democratico avevano ben poco: c’è da augurarsi che non succeda così anche questa volta, anche se le premesse, di metodo e di persone, non fanno bene sperare.
H/t: Il Bertoldo

1 commento:

Anonimo ha detto...

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