Dopo l’esito delle elezioni che ha permesso di imporre la svolta da noi auspicata alla politica italiana, vorrei, nel mio piccolo, fare alcune riflessioni riguardanti l’orientamento che dovrebbe essere dato alle politiche del nuovo governo che interesseranno noi negletti italiani residenti all’estero. Dico “negletti” perché, se nell’ambito della risicata maggioranza del precedente governo, il nostro voto ha avuto una insperata e determinante rilevanza strategica che ci ha dato l’illusione di poter sempre contare qualcosa, oggi, con la nuova maggioranza parlamentare, noi, in realtà, rappresentiamo un valore politico relativamente modesto. Anzi, per dirla tutta, valiamo poco o niente, costituiamo le ultime ruote del carro.
Quindi è inutile che suscitiamo la tenerezza dei politici, in tutt’altre pesantissime faccende (della nostra disastrata patria) affaccendati, credendo di poter pretendere un’attenzione particolare per il “cahier de doléances”, pur rilevante e giustificato, delle nostre comunità all’estero. In politica, è bene ricordarlo, regna sovrano come metodo di azione, il cinismo del “do ut des”, e quindi dobbiamo evitare di presentarci, di fronte ai politici che contano, col cappello in mano dei postulanti, atteggiamento che mi è sembrato caratterizzare in passato gli interventi, a tutti i livelli, dei nostri rappresentanti.
L’on. Ricardo Merlo, eletto per la seconda volta nella Circoscrizione America Meridionale (e che, ai miei occhi, scusate il riprovevole campanilismo, ha anche la qualificante prerogativa di essere originario di Treviso) in una recente importante dichiarazione esortava tutti i 18 nostri rappresentanti in parlamento “…a fare un atto di coraggio e di superamento degli schieramenti politici…per lavorare insieme” in seno alla Commissione Bicamerale per gli italiani all’estero “alla costituzione di questa Cabina di regia…capace di…consentire quella necessaria osmosi tra l’Italia e l’estero e viceversa…”.
Ecco, questo vuol dire valorizzare ogni iniziativa concreta che possa provocare ricadute positive nel complesso economico e culturale italiano, cioè in quei due aspetti che nella odierna debilitata congiuntura italiana rappresentano l’urgenza più evidente di ristrutturazione e sviluppo. In altre parole: creare quelle che un termine alla moda definisce “sinergie”, appunto l’osmosi tra capacità atte a consolidare interessi reciproci. Cioè, questa cabina di regia deve essere in grado, quando presenta proposte in favore (cito l’on Merlo) “…di quel sistema Italia , ai più ancora sconosciuto, rappresentato dalle collettività italiane sparse nel mondo, dalle 70 e più Camere di Commercio, dai 100 istituti di cultura ecc….”di offrire valide contropartite rappresentate da iniziative e programmi chiari e plausibili che devono comportare, in base a concrete prospettive, specifici e verificabili vantaggi per rafforzare le scelte di politica economica e culturale del Paese.
Non facciamoci illusioni: non è più possibile limitarsi, anche se legittimamente e in stato di necessità, a chiedere, a senso unico, interventi legislativi o amministrativi di supporto: si riceverebbero sempre, come è avvenuto in passato, risposte “interlocutorie”, comprensive promesse (le famose pacche sulle spalle) senza seguito. Invece questa “cabina di regia” incominci a farsi portavoce di “proposte puntuali” che permettano, oltre di far conoscere le nostre effettive capacità operative in campo economico e culturale, di assicurare un ritorno di precisi benefici calcolabili con i parametri dell’efficienza e della redditività.
“Concretezza” dovrebbe essere la parola d’ordine di questa cabina di regia strutturata per “sfidare” i colleghi della politica, appunto, col dovuto cinismo.
On. Merlo, contiamo su di lei: nella sua attività parlamentare metta in pratica quel dinamismo concreto, coi piedi sulla terra, che aborre la retorica della politica politicante, e che lei ha avuto la fortuna, me lo lasci dire, di ereditare, come irrinunciabile missione, dalla sua origine veneta, anzi trevigiana.
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