20 maggio 2008

L'Italia ha bisogno di una "task force" mediatica.

Il ricorrente crescendo delle esternazioni da parte di alcuni membri del governo spagnolo che tacciano di xenofobo, con tinte razziste, l’orientamento della politica governativa italiana in materia di immigrazione, è un evidente tendenzioso processo alle intenzioni che serve da pretesto per distrarre l’attenzione dai reticolati e i fucili spianati alle frontiere iberiche, senza contare i “muscolosi” interventi per frenare i flussi di clandestini..
Non bisogna dimenticare che Bruxelles sta mettendo a punto una serie di misure particolarmente severe per affrontare il problema degli immigrati clandestini nell’ambito della Unione Europea. Ora, si sta sempre più rafforzando, anche in seno allo stesso partito socialista spagnolo, un fermento di opposizione a certe decisioni del governo in materia economica e sociale soprattutto al livello delle fortissime autonomie locali. Io penso male anche se si fa peccato e quindi vedo in questo atteggiamento dei governanti spagnoli un mezzo utile per darsi buona coscienza e crearsi un alibi (“vedete cosa fanno gli italiani, anzi quel cerebroleso di Berlusconi in Italia…”) di fronte a misure che dovranno essere in ogni modo assunte in risposta a precise esigenze dell’opinione pubblica spagnola sempre più contraria a certe politiche di falsa integrazione nel territorio, e che invece stuzzicano la sensibilità del perbenismo “rosa” socialista.
Ma questa vicenda, (vista, grazie a Dio, l’indipendenza e la linearità della politica italiana che ha alle spalle, in materia di solidarietà civile, una tradizione che tutti ci invidiano), non avrebbe molta importanza se non fosse un palese indicatore di una situazione di nostra debolezza che si deve al più presto eliminare.
Noi che viviamo all’estero, a contatto con i media internazionali più autorevoli, ci troviamo a dover costantemente trangugiare dosi di amarezza di fronte a notizie tendenziose sulla situazione politica del nostro paese, riportate ed enfatizzate in tempo reale, essendo sempre riprodotte da quanto espresso dalla maggioranza dei più influenti organi mediatici italiani controllati, come si sa, dalla odierna opposizione antigovernativa. A loro bisogna riconoscere la grande credibilità che è il risultato di una efficiente professionalità nel condizionare la parte più apprezzata della stampa estera presente in Italia.
I portavoce e addetti stampa dei membri del governo e dei partiti di centrodestra, alle prese, come sono, con le quotidiane esigenze pubblicistiche di politica interna, non possono evidentemente rimediare ad una situazione di questo genere che esigerebbe particolare preparazione professionale, una organizzata rete di relazioni, tempestivi interventi e valido materiale mediatico costantemente rielaborato.
I vecchi funzionari a Bruxelles della allora CEE che iniziava i primi difficoltosi passi per imporsi all’opinione pubblica europea, ricordano con molta ammirazione quel servizio unico centralizzato del Portavoce che aveva a disposizione un ristretto gruppo di “giovani leoni”, tutti caricati da un sincero entusiasmo europeista e molto attrezzati con strumenti pubblicistici adeguati, che “tallonavano” i corrispondenti dei vari media dei 7 paesi europei fondatori e del mondo, non lasciando loro nessuno spazio per affermazioni che non fossero conformi alla realtà e ai programmi della politica comunitaria europea. L’organo responsabile riceveva una tempestiva rettifica con la stessa evidenza con cui una notizia non adeguata alla realtà veniva pubblicizzata. Non si perdonava nessuno, naturalmente mantenendo una permanente disponibilità a fornire documentazioni e chiarimenti a sostegno dell’attività della CEE.
Faccio quindi una domanda: perché non si può organizzare una “task force”, formata da persone con caratteristiche di particolare formazione internazionale ed esperienza mediatica, che, appunto, possa tallonare i media internazionali con lo stesso metodo dei neofiti della CEE? Tutto questo, naturalmente evitando doppioni, inutili interferenze e concorrenze con gli uffici stampa ministeriali, anzi, con la necessaria coordinazione. Deve essere uno strumento agile,un nuovo metodo di pubbliche relazioni di alto livello professionale, senza condizionamenti burocratici o pudori diplomatici.
Pensiamoci e studiamo proposte concrete in questo senso facendo tesoro dell’esperienza “lobbistica” altrui. Io qualche idea ce l’ho: si può fare, come diceva il nostro!

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Infatti, la regola sarebbe fare "muro", comunque questo non toglie che i guai li abbiamo in casa, con la maggior parte dei nostri giornalai, che godono se la stampa estera, attacca il loro Presidente del Consiglio. Comunque in questo momento qualche colpa, c'è l'ha anche il centrodestra, troppa gente che parla a "vanvera", e non c'è in funzione un'unica linea di comunicazione. Ciao

Nobile di Treviso ha detto...

Esatto. Ho letto su un blog un bellissimo articolo sulle dichiarazioni a vancvera dei ministri. se lo trovo te lo mando
ciao

Bobo ha detto...

ciao!bravo, hai fatto benissimo a sollevare la questione! Il governo attuale è in pieno deficit per quel che riguarda le PR. I corrispondenti esteri leggono solo repubblica, e già questo lascia presumere l'andazzo che si verrà a creare. Bisogna iniziare a premere sulle istituzioni e sulle opinioni pubbliche europee. Anch'io avrei un paio di idee, tu a cosa pensavi?

Bobo ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Nobile di Treviso ha detto...

Bobo , task force mediatica per vendere il governo italiano presso i mass media e governi esteri. Vendere, non propaganda....