07 gennaio 2009

Il dialogo dello struzzo

Il termine dialogo (dal greco dià, "attraverso" e logos, "discorso") indica il confronto verbale tra due o più persone, mezzo utile per esprimere sentimenti diversi e discutere idee contrapposte. E’ evidente che non può esservi dialogo se non vi prendono parte almeno due soggetti: se il soggetto è uno solo si avrà un monologo. D’altra parte non può esistere un dialogo se uno dei due possibili partecipanti si rifiuta di parteciparvi, o pone come condizione preliminare l’eliminazione fisica dell’altro, mostrando in tal modo di non accettare alcun vero e costruttivo confronto.
Ogni qualvolta si intensifica lo stato permanente di crisi del Medio Oriente da ogni parte – governi, organizzazioni internazionali, chiese eccetera – viene rivolto alle parti in causa, Israele e palestinesi, il solito invito al dialogo: fatica sprecata dato che una delle due parti si rifiuta formalmente di dialogare su alcunché, quando non esige, come condizione preliminare, l’accettazione della condizione che Israele sparisca. L’invito al dialogo serve unicamente a mettere la coscienza in pace a chi in realtà non solo non fa nulla perché la situazione si sblocchi, ma addirittura fa finta di non aver compreso che i veri contendenti non sono quelli ai quali viene rivolta la richiesta, ma sono invece l’occidente ed alcune componenti del mondo islamico, in questo momento l’Iran in particolare.
Israele si trova da tempo sotto il fuoco congiunto di due organizzazioni terroristiche ben identificate: Hamas a Gaza ed Hezbollah nel Libano. E’ noto a tutti che queste due organizzazioni sono etero dirette da Teheran ed in seconda battuta da Damasco. Si tratta in definitiva di due organizzazioni-killer, che agiscono agli ordini di ben identificati mandanti. E’ evidente che Israele ha il diritto ed il dovere di difendersi dai killers che la attaccano, ma anche qualora essa riuscisse ad eliminarne uno, il problema non sarebbe risolto: morto un killer se ne trova ben presto un altro.
Se questo ragionamento è vero, risulta chiaro che, mentre Israele non fa che difendersi dall’attacco immediato, il compito dell’occidente non può consistere unicamente nel deprecare il fatto ed invitare ad un inutile ed impossibile dialogo. I governi occidentali debbono rendersi conto che è indispensabile innanzi tutto provvedere a rendere inoffensivi i mandanti, il cui unico scopo sembra essere quello di liberare il medio oriente dalla presenza ingombrante di un soggetto che ostacola il raggiungimento del loro obbiettivo: affermare il proprio predominio in tutta la regione, essenziale all’intero mondo per le sue riserve energetiche, e passare alla seconda fase della propria offensiva tendente a realizzare, in modo violento, il proprio dominio sulla parte più sviluppata e più ricca del mondo.
Non si può sperare di ottenere la pacificazione della zona fingendo di non sapere quali sono i veri problemi e nascondendo la testa sotto la sabbia, come si dice facciano gli struzzi quando si sentono in pericolo: se si continuerà ad agire in questo modo, prima o poi la testa verrà tagliata e lasciata sotto la sabbia a meditare, se sarà ancora possibile, sugli errori commessi, quando non ci sarà più rimedio.
Il Bertoldo

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