E’ ben noto a tutti che le scarpe nuove spesso fanno male, ma prima o poi, di solito, passa. Se il male continua vuol dire che abbiamo fatto una scelta sbagliata: dobbiamo onestamente riconoscere il nostro errore e cambiare scarpe.
Circa un anno fa l’on. Walter Veltroni promosse la formazione di un nuovo grande partito della sinistra, che riunisse le due principali e meno esagitate componenti della sinistra tradizionale: i DS e la Margherita. La cosa fu molto criticata a sinistra e molti, persone e partiti, rifiutarono di aderire alla nuova formazione e se ne andarono, pensando di poter fare da soli: l’esito delle susseguenti elezioni dimostrò che avevano sovrastimato le loro forze, e tutti furono cancellati dal Parlamento.
Invece la decisione di costituire il nuovo partito ebbe in generale commenti favorevoli nel centro destra, in quanto essa sembrava diretta nel senso di creare anche in Italia un sistema bipartitico, se non di diritto almeno di fatto. Ciò fu dimostrato dall’esito delle elezioni primaverili, che videro la scomparsa di numerosi partitini disturbatori ed esagitati.
Si tennero delle primarie per stabilire chi sarebbe stato il nocchiero del nuovo partito, colui che avrebbe impresso la propria impronta, e sebbene i candidati fossero abbastanza numerosi, la spuntò Veltroni, che da allora si ritenne il sovrano assoluto e si comportò come tale, senza tenere conto dei pareri di molti altri importanti componenti della nuova formazione, e dimenticandosi completamente che nella ragione sociale figurava l’impegnativa parola “Democratico”. In definitiva, voleva dimostrare di essere capace di sbagliare da solo: e di errori ne ha commessi tanti da generare un senso di profondo disagio e da screditare completamente la propria “creatura”.
Per citare solo alcuni dei numerosi sbagli commessi basta ricordare l’inutile alleanza con il partito di Di Pietro (qualcuno disse che fu come inghiottire una bomba a mano senza sicura…), la sciagurata scelta di non comportarsi come un partito decente e rispettoso del volere manifestato dagli elettori, portando il dovuto rispetto nei confronti di chi era stato chiamato a governare, ma sbilanciandosi in beceri insulti ed indecenti affermazioni, sempre caratterizzate da menzogne ed accuse senza prove.
A titolo di ciliegina sulla torta, è scoppiata recentemente la cosiddetta questione morale, che in svariate regioni del paese ha coinvolto personaggi anche di rilievo del PD, che sempre aveva affermato la propria assoluta superiorità etica oltre che culturale.
In questa situazione di profondo disagio serpeggiante nel suo partito, sotto attacco sia da parte della magistratura sia da parte del suo stesso alleato Di Pietro, cosa fa il nostro Walter? Indice una riunione di tutti i maggiorenti del partito e dichiara che così le cose non vanno e che il partito – fondato, si noti bene, circa un anno fa – ha bisogno di un profondo rinnovamento.
Ma non era un partito assolutamente nuovo? Non poteva rinnovarlo al momento di costituirlo nuovo di zecca? E di chi è secondo lui la colpa degli errori commessi? Certamente non sua, ma dei cosiddetti “capibastone”. E chi li ha messi o confermati a quei posti, normalmente di importanza solo locale? Chi aveva il dovere di esercitare la necessaria sorveglianza? Naturalmente nessun provvedimento viene preso nei confronti di alcuni importanti personaggi, colpevoli quanto meno di assoluta incapacità, se non di peggio. Come al solito, se succederà qualcosa, saranno gli stracci a volare per aria.
Non trovando di meglio per sviare l’attenzione generale dalle magagne del partito, egli ha quindi pensato bene di condannare severamente, questa volta non serenamente né pacatamente, l’opera del governo che a suo dire non farebbe nulla per affrontare la crisi generale che ha colpito l’intero mondo. Il poveretto non è capace di mettere ordine in una formazione di limitate dimensioni ed a risolvere la sua crisi interna, ma secondo le sue affermazioni il governo dovrebbe riuscire a risolvere la crisi mondiale, naturalmente da solo, in quanto il PD si limita a dire sempre e comunque di no. Quanto tutto ciò sia serio e coerente lo giudichino i lettori.
Il Bertoldo
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