21 aprile 2011

Privacy

In Italia, com’è noto, esiste una legge per la difesa della privacy dei cittadini. A qualunque atto, contratto, domanda è allegato sempre un codicillo, che deve essere ovviamente sottoscritto dal contraente, con il quale si garantisce o si precisano i termini di rispetto della legge in questione. Si direbbe quindi che il cittadino è assolutamente protetto contro ogni intrusione non autorizzata e non voluta nella propria vita privata: veramente una situazione ideale che non può che tranquillizzare tutti gli italiani.
Purtroppo non sempre le disposizioni di questa legge sono osservate con il necessario scrupolo, qualche volta addirittura adottando comportamenti non solo contrari alla lettera ed allo spirito del provvedimento, ma addirittura violando il principio di riservatezza prescritto dalla Costituzione (come si sa “sacra” ed “inviolabile”).
Ci riferiamo, com’è facile comprendere, all’indiscriminata ed indecente diffusione di notizie riservate e spesso diffamatorie nei confronti di certi indagati – più o meno a ragione – particolarmente invisi a coloro che invece hanno il compito unico e preciso di rispettare e far rispettare la legge. Tralasciando – per non apparire unicamente come difensori d’ufficio di Silvio Berlusconi - tutto quanto è stato diffusamente pubblicato sui giornali in merito ad alcune intercettazioni – illecite ed illegali – di conversazioni telefoniche del Presidente del Consiglio, vogliamo ricordare quante persone del tutto estranee a certe indagini della magistratura ed addirittura prosciolte anni dopo – è nota la fulminea rapidità delle procedure giudiziarie – siano state esposte al ludibrio del paese, bollate in termini calunniosi ed ingiuriosi, ed abbiano in molti casi avuto la propria vita ingiustamente rovinata.
Esiste però una categoria assolutamente immune da problemi di questo genere ed estremamente suscettibile qualora qualcuno osi interessarsi alla sua vita privata. Ci riferiamo ovviamente a certi membri della magistratura. Un giornale che ha osato pubblicare notizie relative ad episodi giovanili della dottoressa Boccassini, PM a Milano, ha dovuto subire perquisizioni non solo nella propria sede ma anche nelle residenze personali di alcuni propri collaboratori, sottoposti ad umilianti ed imbarazzanti ispezioni personali e conseguenti denunce.
Un altro eminente esponente della magistratura, il segretario nazionale dell’ANM, il dottor Luca Palamara, è un rigido custode della propria privacy. Infatti, mentre di tutti i personaggi pubblici, politici, sindacalisti, artisti, managers, scienziati eccetera si possono trovare cenni biografici su Internet, la ricerca di informazioni biografiche su di lui dà esito negativo. La cosa stupisce perché da un lato si tratta di un’importante figura pubblica, dall’altro non sembra essere persona particolarmente intimidita dalla pubblicità, in quanto non si esime dall’apparire frequentemente in televisione – mettendo in mostra una battagliera loquacità – o dal rilasciare continue dichiarazioni a difesa dell’operato – a suo dire ineccepibile – della magistratura.
Sembra in fin dei conti che anche la legge sulla privacy sia una legge “ad personam”, non applicabile a chi non fa parte della confraternita. Quanto tutto ciò sia il linea con la Costituzione e con le regole di una corretta democrazia ognuno può giudicarlo.
Il Bertoldo

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