07 ottobre 2011

Fiducia

Non c’è quasi inquisito per malversazione, truffa, corruzione, collusione, evasione e simili piacevolezze che, appena ricevuta la notizia, non dichiari “Ho fiducia nella giustizia”. La frase, che viene generalmente interpretata come affermazione di fiducia negli organi giudicanti, in realtà non significa nulla. Giustizia, com’è facile comprendere, è un termine del tutto astratto; affermare che si ha fiducia nella giustizia è come affermare che si ha fiducia nell’onestà o nella bellezza o nella bontà, nella moralità o nella religiosità. La giustizia, o ciò che si intende per giustizia, viene nella pratica applicata da esseri umani – i magistrati – e gli esseri umani sono soggetti all’errore, al fanatismo, alla cattiveria così come all’indulgenza o alla bontà.
Quando, in qualche raro caso, qualcuno afferma di avere fiducia nella magistratura c’è proprio da insospettirsi: spesso ciò significa che, prove o non prove, l’interessato è convinto che i giudici saranno dalla sua parte. D’altra parte, quale fiducia si può avere in una magistratura che con le sue solenni decisioni e controdecisioni sta facendo ridere tutto il mondo alle nostre spalle?
Il recente caso di Perugia è del tutto esemplare, ma non certamente il solo. Una severa condanna viene mutata in appello in assoluzione, perché il tribunale d’appello ritiene che le prove alla base della condanna siano inconsistenti, manipolate o peggio. Il PM, subito dopo la sentenza di secondo grado dichiara pubblicamente che la decisione della corte è aberrante ed assurda, dimenticando che proprio i magistrati affermano che le sentenze non si criticano, si eseguono e si rispettano. Ma non è questo l’unico caso di inaffidabilità della magistratura.
Un caso particolarmente esemplare è costituito dall’accanimento nei confronti del Presidente del Consiglio. Oggetto in meno di vent’anni di oltre trenta procedimenti penali, nei venticinque conclusisi non ha mai subito una condanna: è forse questo un esempio di serietà? Ma c’è dell’altro. Procedimenti civili o penali per questioni di facilissima comprensione che durano, solo in primo grado, otto o dieci anni; circa duecentomila procedimenti giudiziari che annualmente giungono a prescrizione senza alcuna decisione; interpretazioni fantasiose delle leggi; pericolosi delinquenti lasciati in libertà per infingardaggine, sbadataggine o peggio ancora; complesse indagini condotte dilettantescamente da soggetti accreditati unicamente a causa del buono svolgimento di un tema di diritto agli esami e così via; aziende costrette al fallimento per le lentezze procedurali, centinaia di milioni gettati via per intercettazioni del tutto superflue, utili solo per alimentare i giornali di gossip, eccetera.
Com’è possibile aver fiducia in una magistratura siffatta che si lamenta quotidianamente di essere screditata dai propri avversari per motivi politici e non si rende conto di essere essa stessa l’artefice del proprio discredito a causa dei propri comportamenti del tutto incomprensibili?
Ma si sa, è più facile accusare il destino cinico e baro ed i propri “nemici” che non riconoscere onestamente le proprie responsabilità. Medice cura te ipsum (Luca, 4,23).
Il Bertoldo

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