10 marzo 2012

Pericolo sull'Occidente


Per ben due volte nel passato gli assalti dell’Islam all’Europa sono sta bloccati e respinti. La prima volta nell’Alto Medioevo, la seconda nel 16°/17° secolo con l’assalto dell’impero Ottomano al cuore del nostro continente. Ogni volta il vero movente è stato senza dubbio il tentativo di impadronirsi delle ricchezze che la regione più sviluppata del mondo possedeva: tuttavia la motivazione ufficiale fu quella di portare la luce dell’Islam agli infedeli. Sotto sotto emerse sempre la vocazione alla razzia degli abitanti del deserto.
Da qualche decennio il tentativo di dominare il mondo occidentale – e le motivazioni vere o dichiarate sembrano essere le stesse di sempre – si sta ripetendo. Ma questa volta con caratteristiche alquanto diverse: da parte degli invasori, con una surrettizia e apparentemente pacifica emigrazione verso i paesi europei, dalla parte degli invasi, con una manifesta e ahimè diffusa simpatia nei confronti dei “disperati” e dei “poveracci” in cerca di una vita migliore. Si è giunti a vergognarsi di ricordare, nella costituzione europea, le comuni origini cristiane della nostra società, a vergognarsi di celebrare il Natale, e persino di indicare le date a partire dalla nascita di Cristo, per non urtare od offendere i suscettibilissimi nostri nemici musulmani.
Ciò che più stupisce è la supina acquiescenza nei confronti di questa silenziosa invasione da parte di molti anche alti esponenti della Chiesa Cattolica, che volutamente ignorano i gravi pericoli che una simile situazione comporta. Si fa finta di non sapere delle criminali persecuzioni che masse sanguinarie ed esaltate compiono in molti paesi islamici nei confronti dei cristiani, di qualsiasi confessione essi siano: peraltro non risulta che analoghe persecuzioni avvengano nei paesi cristiani nei confronti dei musulmani. Ci si preoccupa che i musulmani possano osservare le proprie regole religiose, si vorrebbero moschee in ogni quartiere delle nostre città, incuranti del fatto che la reciprocità non è certo rispettata.
D’altra parte si ha sovente l’impressione che da parte di molti cristiani e non solo dei fedeli, ma anche da parte di esponenti delle gerarchie, ci sia più simpatia nei confronti degli islamici – dopo tutto anch’essi appartenenti alla “religione del libro” – piuttosto che nei confronti delle altre confessioni cristiane, che pure traggono origine dalle parole e dall’insegnamento del Cristo. Si parla da decenni di ecumenismo, ma finora nulla di serio e concreto è stato realizzato, proprio in un momento in cui l’unione dei cristiani per fronteggiare il pericolo incombente è più necessaria ed urgente.
Le motivazioni addotte, da ogni parte, sono sempre le stesse: le diverse interpretazioni dottrinali, l’organizzazione, il primato del Papa e la sua infallibilità. Non è credibile che non sia possibile superare con la necessaria buona volontà queste differenze – che in un passato non troppo lontano hanno dato luogo ad orrendi conflitti tra fratelli - soprattutto se si ricordano le parole di Gesù: “Se dunque tu stai per deporre sull’altare la tua offerta e là ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia la tua offerta davanti all’altare e va prima a riconciliarti con tuo fratello; dopo verrai ad offrire il tuo dono” (Matteo 5, 23-24); in altre parole, prima di riconciliarsi con Dio è urgente riconciliarsi con i propri fratelli, superando ogni dissenso.
Crediamo che solo una vera unione di tutti i cristiani, di qualunque confessione, ed un profondo rinnovamento – che non significa abbandono della tradizione, ma piuttosto una sua rivalutazione ed adeguamento ai tempi in cui viviamo – consentirà di dare nuova vita alla nostra fede, attrarre nuovamente le masse dei fedeli, oggi molto distratte ed in fondo agnostiche, e costituire una vera ed efficace barriera di spiritualità e cultura contro la surrettizia, pericolosa e persecutoria invasione che ci minaccia.
Il Bertoldo

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