08 aprile 2013

Ritorni


E’ cosa universalmente nota che la nostra Repubblica è nata dalla Resistenza antifascista. E la Resistenza sorse, una settantina di anni fa, dal desiderio di molti italiani di opporsi ai tedeschi invasori ed ai residui del fascismo, alleati dei tedeschi, riuniti sotto la sigla RSI, Repubblica Sociale Italiana.
Da allora il nostro paese, dopo aver cercato per decenni di restare un paese libero e democratico, soprattutto contro tutti i tentativi, striscianti o no, di adeguare per quanto possibile alcune nostre strutture a quelle in vigore nell’ex unione sovietica, è finito, per motivi che qui non è il caso di esaminare, in una grave crisi politica, economica e finanziaria: occasione ritenuta da alcuni, spesso proclamatisi a parole veri liberali, particolarmente adatta per cercare di “raddrizzare” gli italiani, giudicati, da coloro che si ritengono unici portatori della verità, una massa di inveterati evasori, bugiardi, ladri, corrotti e corruttori, antisociali e chi più ne ha più ne metta.
La ricetta fu una sola: ordine, disciplina e rigore. Naturalmente senza tener conto del fatto che i gravi difetti addossati al popolo italiano erano gli stessi nei quali eccelleva proprio la classe politica, quella stessa che pretendeva di estirparli ai propri concittadini. Tanto per fare un esempio, si condanna abitualmente la tendenza ad evadere le imposte, ossia a non versare spontaneamente ed allegramente allo stato tutto ciò che esso pretende. Tuttavia nulla si fa né si è mai neppure immaginato di fare per impedire lo spreco, normalmente per deplorevoli motivi elettorali, delle infinite risorse sottratte a chi le produce.
Molti sono gli elementi che ci spingono a ritenere che nel nostro paese di liberale o di socialdemocratico non ci sia quasi più nulla, ma si tenda sempre più ad adottare provvedimenti tipici dei paesi a dittatura comunista.
Lo stato considera di essere l’unico proprietario di ciò che esiste e di ciò che si produce, e quindi si arroga il diritto di disporne a proprio piacimento, incurante del volere e dell’interesse dei cittadini.
 Non esiste più alcuna privacy: lo stato pretende di conoscere tutti i nostri movimenti, i nostri acquisti, i nostri passatempi, il nostro modo di vivere, come e dove spendiamo il nostro denaro, che peraltro, a suo insindacabile giudizio, non è nostro ma suo, concesso graziosamente in uso a chi, con intelligenza e fatica, l’ha prodotto, sempre pronto a cogliere ogni sia pur minima discordanza fra ciò che siamo e ciò che dichiariamo di essere, al punto di aver enormemente limitato l’uso del contante per meglio controllare quando, dove, per cosa e con chii l’abbiamo speso.  Qualcosa di molto simile ad uno stato di polizia.
Siamo spiati continuamente da intercettazioni telefoniche, che troppo spesso, se coinvolgono persone ritenute non in linea con le ideologie di sinistra, vengono rese note a tutti a mezzo stampa, ignorando tutti i dettati non solo della legge ordinaria ma anche della Costituzione, che tutti dichiarano di venerare, ma che viene osservata solo se conforme ai propri interessi.
Gli avversari più ostici non vengono combattuti solo nel libero gioco democratico: si cerca di eliminarli – per il momento non ancora fisicamente – grazie all’aiuto sleale di una parte della magistratura, civile o penale, che costituisce un potere a sé, del tutto incontrollato, incontrollabile ed irresponsabile.
In fondo, sembra che, inconsciamente, si sia voluto riesumare la vecchia sigla, a suo tempo così strenuamente combattuta, sia pur con significato diverso: RSI, Repubblica Socialista (Sovietica) Italiana. Tuttavia qualche cosa della vecchia linea politica è rimasto attaccato alla nuova definizione. Grazie alle cure del cosiddetto governo tecnico, l’Italia è ormai saldamente controllata dalla Germania, anche se per ora non occupata militarmente. Per il momento non ci sono decimazioni fisiche di massa, ma solo distruzione incontrollata di aziende ed attività economiche varie, spogliazioni indiscriminate della popolazione e simili sciagurati provvedimenti che sono ormai all’ordine del giorno,  effettuati, come candidamente si è giunti ad affermare, per “eseguire” fedelmente e senza discutere gli ordini dell’Europa, essa stessa succube della Germania.
C’è solo da sperare che, contrariamente a quanto comunemente si ritiene, la storia si ripeta ed anche questa volta, come in ben due occasioni precedenti in un solo secolo, il sogno tedesco di dominare definitivamente l’Europa si infranga contro un realtà più forte della prepotenza e della protervia, e che gli sciagurati “Quisling” di oggi finiscano definitivamente nel dimenticatoio come ampiamente si sono meritati.
 Il Bertoldo

1 commento:

Il solito Anonimo ha detto...

Ok per "evasori, bugiardi, ladri, corrotti e corruttori", ma perchè essere asociali deve essere per forza un difetto?

Il collettivismo è il cancro dell'Europa e ci stanno 2 secoli di storia a dimostrarlo. Anzi, facciamo 2 millenni, cioè dalla guerra sociale e l'estensione della civitas romana agli italici.