13 giugno 2013

Domande

Domenica e lunedì scorsi si sono svolti i ballottaggi delle elezioni amministrative in molti comuni d’Italia, fra i quali il più atteso era quello di Roma. Com’è noto nella maggior parte dei comuni ha vinto, talvolta con largo margine, il candidato delle sinistre, mentre il PDL ha fatto una ben magra figura ed il Movimento 5 Stelle è quasi scomparso. Non stiamo a commentare come e perché si siano registrati questi risultati in netta controtendenza rispetto alle elezioni politiche di pochi mesi fa: bastano le più o meno fantasiose e spesso molto sottili interpretazioni dei più (o meno?) accreditati commentatori politici.
Tuttavia un dato salta agli occhi: in questa ultima tornata elettorale ha votato meno del 50% degli elettori aventi diritto: A Roma si è addirittura toccato il 45% degli elettori. Il candidato vittorioso, il PD Ignazio Marino, ha ottenuto il 64% dei suffragi ossia è stato eletto sindaco della capitale da meno del 30% degli elettori romani.  Nulla da obiettare su questo risultato, assolutamente conforme alla legge. Anche in occasione delle ultime elezioni politiche votò – per la Camera – il 75% degli elettori. La coalizione di sinistra ebbe il 29,5% dei voti, ossia fu votata dal 22,5% degli elettori, ed ottenne il 54% dei seggi. Anche in questo caso non c’è niente da eccepire, trattandosi di procedure assolutamente conformi alle leggi, anche se, in quest’ultimo caso, sembrano leggi un po’ strane.
La domanda che ci poniamo, dopo aver preso atto dei risultati delle ultime elezioni amministrative, è di genere del tutto diverso. Se è consentito che amministratori e governanti possano essere eletti anche se gli elettori che hanno partecipato alla votazione sono meno della metà degli aventi diritto – ritenendo in tal modo che il popolo “sovrano” abbia anche così espresso la propria volontà, dato che chi non ha votato è perché non ha opinione in proposito ed accetta qualunque decisione – perché non si adotta lo stesso criterio per i referendum, abolendo lo sbarramento del quorum del 50%?

Ed a proposito di referendum, perché sono escluse dalla possibilità che il “popolo sovrano” esprima la propria volontà due materie  che lo toccano e lo coinvolgono direttamente come la materia fiscale ed i trattati internazionali? Si accetta il referendum su questioni altamente tecniche che solo pochi conoscono e non quando si decide di spennare il cittadino? Naturalmente fatto salvo il fatto che comunque le decisioni assunte per referendum sono normalmente disattese se non sono gradite alle “caste” politica, burocratica e giudiziaria.
Il Bertoldo

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