Un articolo dal sito civile.it
Non finiscono mai di provarci, da qualsiasi orientamento politico provengano.
Il web e' libero nel mondo ma in Italia bisogna subordinarlo ad una iscrizione al Roc.
Spieghiamo bene.
Il disegno di legge sull'editoria presentato il 3 agosto 2007 dal Governo, bravi, propone:
Al link indicato il testo normativo proposto.
LE REGOLE PROPOSTE
Capo I Il prodotto e l’attività editoriale
Art. 2 (Definizione del prodotto editoriale)
1. Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.
2. Non costituiscono prodotti editoriali quelli destinati alla sola informazione aziendale, sia ad uso interno sia presso il pubblico.
3. La disciplina della presente legge non si applica ai prodotti discografici e audiovisivi.
Art. 5 (Esercizio dell’attività editoriale)
1. Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative
Art. 7 Attività editoriale su internet)
1. L’iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale su internet rileva anche ai fini dell’applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.
2. Per le attività editoriali svolte su internet dai soggetti pubblici si considera responsabile colui che ha il compito di autorizzare la pubblicazione delle informazioni.
COME FUNZIONA OGGI
Oggi e' prodotto editoriale quello realizzato da una casa editrice, una impresa cioe' che chiede in Prefettura l'iscrizione nel registro degli editori con una semplice dichiarazione, e con indicazioni idonee nell'attività svolta al momento dell'iscrizione alla Camera di Commercio.
Chi ha un prodotto editoriale puo' registrare al Roc, registro operatori di comunicazione presso l'autorità per le comunicazioni, il proprio sito web.
Chiederlo non e' obbligatorio se non si e' editori. E' invece necessario se si vogliono contributi pubblici.
La nozione di prodotto editoriale e' vincolata al lucro.
L'iscrizione al Roc impegna in una dichiarazione annuale su come e quanto si guadagna e al pagamento di diritti annuali in rapporto agli stessi. L'iscrizione al Roc ha tempi biblici: ci si trova l'anno dopo ad utilizzare un modulo elettronico che chiede il numero di registrazione al roc, senza che voi sappiate ancora qual'e'. E vi resta la raccomandata sperando in bene. (accetto rettifiche, naturalmente).
COME DIVENTERA'
La proposta e' semplice: diventa prodotto editoriale anche "la cosa" fatta senza scopo di lucro. Pensiamo al blog di Grillo: e' tutto gratuito, vende i propri cd, ma il sito e' tutto gratuito, e lui non e' impresa.
Con la nuova dizione il sito, anche gratuito, anche gestito da un privato, diventa prodotto editoriale. Ogni blog personale diventa prodotto editoriale, soggetto alla normativa sulla stampa, con limitazioni in caso di sequestro, ma responsabilità penali aggravate in caso di denuncia penale.
L'attività editoriale diventa tale anche se svolta da non imprenditori. Basta pubblicare su internet.
All'art.7 abbiamo una meravigliosa incapacità di essere imprecisi, consentendo interpretazioni estensive della responsabilità dei singoli, contrariamente a quanto afferma il codice delle comunicazioni per cui solo chi e' autore di uno scritto risponde, non chi lo distribuisce (come telecom non risponde per le telefonate ingiuriose). Vediamo l'art. 7:
"1. L’iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale su internet rileva anche ai fini dell’applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa."
Cosa significa rileva ? Significa che io blogger mi devo iscrivere al roc con tutti gli adempimenti del caso ?
"2. Per le attività editoriali svolte su internet dai soggetti pubblici si considera responsabile colui che ha il compito di autorizzare la pubblicazione delle informazioni."
Cosa significa autorizzare ? Consentire ? Controllare ?
Autorizzare puo' anche essere letto come chi predispone il servizio che permette ad altri di scrivere in pubblico.
E cosi' tutti i blogger saranno responsabili per il commento lasciato da un lettore.
L'ITER DELLA NORMA
Il Governo l'ha appena approvata.
CONCLUSIONI
Potessero, chiederebbero la carta d'identità a chiunque parla in pubblico.
Su internet il controllo e' piu' facile. E imporre procedure burocratiche per l'apertura di un blog sara' il modo migliore per far finire l'internet Italiana.
Ricordate: il disegno di legge e' uscito in pieno agosto 2007. Come tutte le leggi che vogliono migliorare la vita di noi tutti.
Guardate il video
20 ottobre 2007
19 ottobre 2007
Iran: Butcher ayatollahs hang another innocent young victim
A young woman accused of killing an 80-year-old man who held her prisoner in his home and raped her repeatedly has been hanged in public in Teheran yesterday.
Fakhteh Samadi, a former law student, had to end her studies after her marriage failed. She was working as a carer for an 80-year-old man who held her captive and raped her several times.The woman claimed to have suffered from deep depression and was deprived of medicines prescribed by her 'jailer'. After yet another attempt to rape her, she hit his head with a metal object killing him.
According to medical experts who visited her in prison, Fakhteh was According to medical experts who visited her in prison, Fakhteh was in a state of panic and reacted unconsciously. The court, without taking account of medical or legal opinion, condemned Fakhteh to death.
In 2006 Iran carried out the second highest number of death sentences, most of them by hanging. It was surpassed only by China. According to recent figures released by the International Coalition Against the Death Penalty, 265 executions took place in Iran between October 2006 and the end of September 2007.
Sadly not a single article is to be found in the international press, except on a few Italian blogs about this umpteenth act of barbarism in a country ruled by ruthless butchers and retrograded clerics.
Fakhteh Samadi, a former law student, had to end her studies after her marriage failed. She was working as a carer for an 80-year-old man who held her captive and raped her several times.The woman claimed to have suffered from deep depression and was deprived of medicines prescribed by her 'jailer'. After yet another attempt to rape her, she hit his head with a metal object killing him.
According to medical experts who visited her in prison, Fakhteh was According to medical experts who visited her in prison, Fakhteh was in a state of panic and reacted unconsciously. The court, without taking account of medical or legal opinion, condemned Fakhteh to death.
In 2006 Iran carried out the second highest number of death sentences, most of them by hanging. It was surpassed only by China. According to recent figures released by the International Coalition Against the Death Penalty, 265 executions took place in Iran between October 2006 and the end of September 2007.
Sadly not a single article is to be found in the international press, except on a few Italian blogs about this umpteenth act of barbarism in a country ruled by ruthless butchers and retrograded clerics.
Barcelona: Una strada a Che Guevara.....

Utilizzando i soliti metodi "democratici", alcuni imbecilli comunisti hanno deciso di rinominare una strada, "La calle del Duque de la Victoria" nel quartiere gotico di Barcelona, "Carrer de Ernesto Che Guevara" in onore del criminale comunista Ernesto "El chancho" Guevara, senza pero' aspettare la decisione della "Ponencia del Nomenclátor" la commissione di rappresentanti della municipalita' che aveva proposto altri nomi.
Cosi tipico di questi sinistri.... Tra poco a Barcelona potremo visitare la "Plaza de Pol-Pot" oppure "La Iglesia del Santísimo Stalin"....
Ignobile.
L'articolo
Massacro in Pakistan

Piu' di cento morti dopo l'attentato contro il convoglio che trasportava l'ex Primo Ministro pakistanese Benezir Bhutto al suo ritorno dall'esilio.
Si sospetta terroristi di Al-Qaeda che hanno minacciato piu' volte di ucciderla per il suo supporto agli stati Uniti e la guerra contro il terrorismo
L'articolo
Internet, il nuovo campo di battaglia del terrorismo

Piu' di 100 nuovi siti internet inglesi, pieni di informazioni, immagini e video di attentati terroristici, stanno aiutando a diffondere il messaggio della jihad globale di Al-Qaeda ed altri gruppi estremisti tra la popolazione musulmana negli Stati Uniti ed in Europa.
L'articolo
Basta andare su Allah U Tube per vedere i vergognosi video di propaganda che vengono postati ogni giorno da questi maiali terroristi per spargere il loro messaggio di odio contro l'occidente. Ancora piu' vergognoso il fatto che per Allah U Tube non non e' un problema.
Nessun dialogo con il Partito Democratico. Questo governo deve andare a casa.
Un articolo di Amedeo Gentile
Lo dice Silvio Berlusconi, in quanto ci sono tutte le condizioni affinchè Prodi vada a casa: è certo ormai che un buon numero di senatori della maggioranza è pronto ad adoperarsi in tal senso, quindi sarebbe inopportuno mettersi a dialogare proprio adesso con un governo che ha un piede nella fossa.
E l’avvento del Pd e del suo leader Veltroni, per Silvio Berlusconi non cambiano granchè le cose. “Non mi sembra che dopo questo show mediatico, che presto svanirà, possa esserci un miglioramento per la sinistra italiana, Veltroni si troverà al posto di Prodi di fronte all’alternativa di dire sempre sì ai diktat della sinistra radicale o andare a casa”.
L'Articolo
Lo dice Silvio Berlusconi, in quanto ci sono tutte le condizioni affinchè Prodi vada a casa: è certo ormai che un buon numero di senatori della maggioranza è pronto ad adoperarsi in tal senso, quindi sarebbe inopportuno mettersi a dialogare proprio adesso con un governo che ha un piede nella fossa.
E l’avvento del Pd e del suo leader Veltroni, per Silvio Berlusconi non cambiano granchè le cose. “Non mi sembra che dopo questo show mediatico, che presto svanirà, possa esserci un miglioramento per la sinistra italiana, Veltroni si troverà al posto di Prodi di fronte all’alternativa di dire sempre sì ai diktat della sinistra radicale o andare a casa”.
L'Articolo
Veltroni guiderà il PD mentre la Margherita conta i petali...
Un articolo di Vitaliano Vita, GRTV
Ora tocca agli altri… perché cosi come stanno le cose l’Italia non puo continuare! Brogli o non brogli sul numero dei partecipanti… il risultato è stato raggiunto: affidare ad un personaggio che non fosse compromesso con l’attuale Governo il compito di rinsaldare la maggioranza della coalizione e trovare regole nuove che assicurino rispetto del programma e maggiore partecipazione democratica. Un compito non facile per il povero Walter costretto a passare dalla serenità dei Colli, alla Guerra Civile! Dover dire basta al permissivismo che ha caratterizzato questo biennio non sarà facile… non sarà facile eliminare il ricorso agli abusi… consentiti dalla precaria situazione di questo Governo … No non sarà facile per Veltroni, che oggi si scopre amico d’infanzia di Prodi… ridurre l’entrate e le uscite del Potere …togliere alle microaggregazioni politiche la visibilità ed il protagonismo al quale si sono abituate… Abolire gli sfarzi e certe comodità costose che oggi gravano sullo Stato (come ridimensionare le 570 mila auto blu, i cui costi annuali tra consumi, autisti e manutenzione, superano il disavanzo di una finanziaria…) Qualche difficoltà anche sull’altro versante, colpevole prima di essersi fatto superare per mancanza di umiltà e coordinamento, poi per avere sostenuto le denunce dell’ antipolitica… che in parte riguardano anche il suo recente passato. Difficoltà però superabili… specialmente quando non si è al Governo e si puo parlare come opposizione… infatti l’ostacolo maggiore per loro consiste nel trovare l’accordo con i propri alleati che pero hanno radicati stessi principi etici e sociali, che, in definitiva, cercano, pretesa naturale, maggiore spazio e partecipazione…
Ma una cosa è certa cosi come stiamo combinati… il nostro Paese non puo andare avanti senza l’abolizione degli sprechi. Non si tratta infatti soltanto delle richieste contraddicenti dei membri di Governo, ma anche dell’invivibilità causata, in danno delle classi di cittadini piu deboli, dalla politica fiscale in atto, divenuta un mezzo di persecuzione del cittadino, che, ormai, per poter rispondere alle pretese del fisco ha bisogno di domiciliarsi presso un ufficio legale. Ne è prova il taglio delle spese agli enti pubblici locali che per finanziarsi devono ricorrere al sopruso, devono esercitare le funzioni di esattori fiscali, ricorrendo ad una serie di abusi, anche attraverso l’uso delle nuove tecnologie... sottomettendo il cittadino a morosità per deduzione… (le multe non contestate per infrazioni al Codice della Strada , rilevate attraverso foto camere, hanno superato ogni precedente… chi è proprietario di un terreno, ancorché destinato a pascolo o uso agricolo deve pagare un canone mensile per rifiuti urbani e la proprietà viene sottoposta a sequestro in caso di mancato pagamento anche in assenza di notifica…) Povera Italia, altro che Paese del diritto… altro che Democrazia… Per cambiarla non basta la buona volontà di alcuni, occorre l’assenso o la condanna di tutti, oggi che l’epoca delle ideologie è finita, che tutti dicono o pretendono di dire le stesse cose.
Ora tocca agli altri… perché cosi come stanno le cose l’Italia non puo continuare! Brogli o non brogli sul numero dei partecipanti… il risultato è stato raggiunto: affidare ad un personaggio che non fosse compromesso con l’attuale Governo il compito di rinsaldare la maggioranza della coalizione e trovare regole nuove che assicurino rispetto del programma e maggiore partecipazione democratica. Un compito non facile per il povero Walter costretto a passare dalla serenità dei Colli, alla Guerra Civile! Dover dire basta al permissivismo che ha caratterizzato questo biennio non sarà facile… non sarà facile eliminare il ricorso agli abusi… consentiti dalla precaria situazione di questo Governo … No non sarà facile per Veltroni, che oggi si scopre amico d’infanzia di Prodi… ridurre l’entrate e le uscite del Potere …togliere alle microaggregazioni politiche la visibilità ed il protagonismo al quale si sono abituate… Abolire gli sfarzi e certe comodità costose che oggi gravano sullo Stato (come ridimensionare le 570 mila auto blu, i cui costi annuali tra consumi, autisti e manutenzione, superano il disavanzo di una finanziaria…) Qualche difficoltà anche sull’altro versante, colpevole prima di essersi fatto superare per mancanza di umiltà e coordinamento, poi per avere sostenuto le denunce dell’ antipolitica… che in parte riguardano anche il suo recente passato. Difficoltà però superabili… specialmente quando non si è al Governo e si puo parlare come opposizione… infatti l’ostacolo maggiore per loro consiste nel trovare l’accordo con i propri alleati che pero hanno radicati stessi principi etici e sociali, che, in definitiva, cercano, pretesa naturale, maggiore spazio e partecipazione…
Ma una cosa è certa cosi come stiamo combinati… il nostro Paese non puo andare avanti senza l’abolizione degli sprechi. Non si tratta infatti soltanto delle richieste contraddicenti dei membri di Governo, ma anche dell’invivibilità causata, in danno delle classi di cittadini piu deboli, dalla politica fiscale in atto, divenuta un mezzo di persecuzione del cittadino, che, ormai, per poter rispondere alle pretese del fisco ha bisogno di domiciliarsi presso un ufficio legale. Ne è prova il taglio delle spese agli enti pubblici locali che per finanziarsi devono ricorrere al sopruso, devono esercitare le funzioni di esattori fiscali, ricorrendo ad una serie di abusi, anche attraverso l’uso delle nuove tecnologie... sottomettendo il cittadino a morosità per deduzione… (le multe non contestate per infrazioni al Codice della Strada , rilevate attraverso foto camere, hanno superato ogni precedente… chi è proprietario di un terreno, ancorché destinato a pascolo o uso agricolo deve pagare un canone mensile per rifiuti urbani e la proprietà viene sottoposta a sequestro in caso di mancato pagamento anche in assenza di notifica…) Povera Italia, altro che Paese del diritto… altro che Democrazia… Per cambiarla non basta la buona volontà di alcuni, occorre l’assenso o la condanna di tutti, oggi che l’epoca delle ideologie è finita, che tutti dicono o pretendono di dire le stesse cose.
18 ottobre 2007
A pie' di lista
L’Unioncamere del Veneto ha pubblicato un interessante e documentato libretto intitolato “I costi del non federalismo”, nel quale viene svolta una attenta analisi della situazione fiscale italiana su base regionale, purtroppo limitata, in genere, ai dati del 2003. Il quadro che ne risulta è a dir poco sconcertante.
Tra tutti un dato emerge in modo assolutamente clamoroso: la differenza fra quanto le amministrazioni pubbliche, a qualunque livello ed a qualunque titolo, riscuotono in ciascuna regione e quanto in ognuna di esse erogano. Tre regioni da sole, Lombardia (30 miliardi), Veneto (11,5 miliardi) ed Emilia Romagna (10,5 miliardi) per un totale di circa 52 miliardi di euro, contribuiscono al finanziamento di tutte le altre, con l’esclusione di Piemonte, Toscana e Marche che si trovano praticamente in equilibrio. In aggiunta a questo determinante contributo al mantenimento delle regioni in deficit, le amministrazioni pubbliche, nel 2003, hanno dovuto prevvedere a reperire, attraverso l’indebitamento, oltre 15 miliardi per pareggiare il conto. Tale somma corrisponde all’incirca al deficit della sola Sicilia.
Questa situazione abnorme, che nel 2003 ha sottratto all’intero paese enormi risorse – qualcosa come i 52 miliardi di euro di cui si già detto – che avrebbero potuto essere più utilmente consacrate ad investimenti, pubblici o privati, certamente produttori di maggior reddito, per destinarle evidentemente a consumi del tutto improduttivi, sprechi, privilegi immeritati ma costosi e favoritismi clientelari. Al fine di approfondire il problema vale la pena di citare alcuni altri dati. Mentre la pressione fiscale media in Italia si valutava nel 32,3%, essa saliva al 35,7% in Lombardia, per scendere gradualmente fino al 26% della Basilicata e della provincia autonoma di Bolzano.
Altro dato importante è quello relativo alle spese di funzionamento delle regioni per abitante. A fronte di un costo medio di 133 euro nel 2003 (peraltro in crescita, anno dopo anno, di circa il 7%, ben superiore al tasso di inflazione) troviamo solo 7 regioni (sempre le stesse) al di sotto della media nazionale, mentre tutte le altre sono al disopra, fino a toccare un massimo di 374 euro per abitante nel Molise. Se analizziamo poi il numero di dipendenti regionali in rapporto alla popolazione, constatiamo che a fronte di una media nazionale di 99 dipendenti per 100.000 abitanti, abbiamo le solite sette regioni al di sotto della media, con un minimo di 43 dipendenti per la Lombardia, e le altre tutte al disopra della media nazionale, fino al massimo di 294 in Molise e 255 in Calabria. Analogo discorso può farsi a proposito delle retribuzioni del personale dipendente dalle regioni, generalmente più elevate nelle regioni a maggior densità di personale ed a più alto passivo, naturalmente senza tenere conto dei differenti livelli del costo della vita.
Infine un’ultima chicca. Nel periodo 1996-2003 il totale dei residui fiscali negativi delle regioni in disavanzo ha raggiunto circa 530 miliardi di euro, e solo l’intervento delle solite regioni “virtuose” ha permesso di contenere il deficit a circa 240 miliardi.
A conclusione di queste brevissime note, si può rilevare che in buona parte dell’Italia, se si escludono le regioni del nord, è invalso il criterio di spendere “a piè di lista”, tanto c’è sempre chi, col proprio lavoro, col proprio spirito di intrapresa e con la propria organizzazione, coprirà tutte le spese. Questo criterio appare tanto più ingiusto ed irrazionale se si considera che in tal modo non solo si appesantisce enormemente la gestione delle regioni più produttive, ma, attraverso gli sprechi ed i favori clientelari, si disperdono ricchezze importanti che potrebbero consentire un ben diverso ritmo di sviluppo – ormai vicino allo zero – sia attraverso un deciso incremento degli investimenti infrastrutturali pubblici nelle regioni più produttive, che ormai soffrono di sintomi di strangolamento, sia diminuendo la pressione fiscale a tutti i livelli, al fine di lasciare maggiori mezzi finanziari ai cittadini ed alle aziende che non mancherebbero di investirli con tassi di rendimento e produttività ben diversi da quelli realizzati dagli organismi pubblici, incrementando in tal modo in maniera corretta il PIL e quindi anche le entrate fiscali
A livello generale, va poi rilevato che non sembra adeguato al nostro paese un esercito di oltre 3.500.000 dipendenti pubblici, il cui costo è rappresentato non solo dalle retribuzioni e spese connesse, ma soprattutto dalla totale inefficienza dovuta all’esagerato affollamento degli uffici ed alle bizantine e costose procedure che una così pletorica burocrazia escogita per giustificare la propria esistenza.
Purtroppo però ogni speranza che la situazione possa, sia pur lentamente, evolversi in senso positivo è annullata dal fatto che la maggioranza delle istituzioni legislative ed esecutive che dovrebbero farsi carico del processo di razionalizzazione e di risparmio proviene proprio dalle regioni d’Italia ove più radicato è il concetto “spendi pure come vuoi, tanto c’è chi si dà da fare per pagare anche le tue spese, senza chiedere – almeno finora – nulla in cambio”.
Lo studio completo
Tra tutti un dato emerge in modo assolutamente clamoroso: la differenza fra quanto le amministrazioni pubbliche, a qualunque livello ed a qualunque titolo, riscuotono in ciascuna regione e quanto in ognuna di esse erogano. Tre regioni da sole, Lombardia (30 miliardi), Veneto (11,5 miliardi) ed Emilia Romagna (10,5 miliardi) per un totale di circa 52 miliardi di euro, contribuiscono al finanziamento di tutte le altre, con l’esclusione di Piemonte, Toscana e Marche che si trovano praticamente in equilibrio. In aggiunta a questo determinante contributo al mantenimento delle regioni in deficit, le amministrazioni pubbliche, nel 2003, hanno dovuto prevvedere a reperire, attraverso l’indebitamento, oltre 15 miliardi per pareggiare il conto. Tale somma corrisponde all’incirca al deficit della sola Sicilia.
Questa situazione abnorme, che nel 2003 ha sottratto all’intero paese enormi risorse – qualcosa come i 52 miliardi di euro di cui si già detto – che avrebbero potuto essere più utilmente consacrate ad investimenti, pubblici o privati, certamente produttori di maggior reddito, per destinarle evidentemente a consumi del tutto improduttivi, sprechi, privilegi immeritati ma costosi e favoritismi clientelari. Al fine di approfondire il problema vale la pena di citare alcuni altri dati. Mentre la pressione fiscale media in Italia si valutava nel 32,3%, essa saliva al 35,7% in Lombardia, per scendere gradualmente fino al 26% della Basilicata e della provincia autonoma di Bolzano.
Altro dato importante è quello relativo alle spese di funzionamento delle regioni per abitante. A fronte di un costo medio di 133 euro nel 2003 (peraltro in crescita, anno dopo anno, di circa il 7%, ben superiore al tasso di inflazione) troviamo solo 7 regioni (sempre le stesse) al di sotto della media nazionale, mentre tutte le altre sono al disopra, fino a toccare un massimo di 374 euro per abitante nel Molise. Se analizziamo poi il numero di dipendenti regionali in rapporto alla popolazione, constatiamo che a fronte di una media nazionale di 99 dipendenti per 100.000 abitanti, abbiamo le solite sette regioni al di sotto della media, con un minimo di 43 dipendenti per la Lombardia, e le altre tutte al disopra della media nazionale, fino al massimo di 294 in Molise e 255 in Calabria. Analogo discorso può farsi a proposito delle retribuzioni del personale dipendente dalle regioni, generalmente più elevate nelle regioni a maggior densità di personale ed a più alto passivo, naturalmente senza tenere conto dei differenti livelli del costo della vita.
Infine un’ultima chicca. Nel periodo 1996-2003 il totale dei residui fiscali negativi delle regioni in disavanzo ha raggiunto circa 530 miliardi di euro, e solo l’intervento delle solite regioni “virtuose” ha permesso di contenere il deficit a circa 240 miliardi.
A conclusione di queste brevissime note, si può rilevare che in buona parte dell’Italia, se si escludono le regioni del nord, è invalso il criterio di spendere “a piè di lista”, tanto c’è sempre chi, col proprio lavoro, col proprio spirito di intrapresa e con la propria organizzazione, coprirà tutte le spese. Questo criterio appare tanto più ingiusto ed irrazionale se si considera che in tal modo non solo si appesantisce enormemente la gestione delle regioni più produttive, ma, attraverso gli sprechi ed i favori clientelari, si disperdono ricchezze importanti che potrebbero consentire un ben diverso ritmo di sviluppo – ormai vicino allo zero – sia attraverso un deciso incremento degli investimenti infrastrutturali pubblici nelle regioni più produttive, che ormai soffrono di sintomi di strangolamento, sia diminuendo la pressione fiscale a tutti i livelli, al fine di lasciare maggiori mezzi finanziari ai cittadini ed alle aziende che non mancherebbero di investirli con tassi di rendimento e produttività ben diversi da quelli realizzati dagli organismi pubblici, incrementando in tal modo in maniera corretta il PIL e quindi anche le entrate fiscali
A livello generale, va poi rilevato che non sembra adeguato al nostro paese un esercito di oltre 3.500.000 dipendenti pubblici, il cui costo è rappresentato non solo dalle retribuzioni e spese connesse, ma soprattutto dalla totale inefficienza dovuta all’esagerato affollamento degli uffici ed alle bizantine e costose procedure che una così pletorica burocrazia escogita per giustificare la propria esistenza.
Purtroppo però ogni speranza che la situazione possa, sia pur lentamente, evolversi in senso positivo è annullata dal fatto che la maggioranza delle istituzioni legislative ed esecutive che dovrebbero farsi carico del processo di razionalizzazione e di risparmio proviene proprio dalle regioni d’Italia ove più radicato è il concetto “spendi pure come vuoi, tanto c’è chi si dà da fare per pagare anche le tue spese, senza chiedere – almeno finora – nulla in cambio”.
Lo studio completo
17 ottobre 2007
Il villaggio islamico
Si chiama Mundogari ed e' a soli 50 kilometri dalla capitale Nuova Delhi, nello stato di Haryana. In questo villaggio di 5000 persone che si vanta di essere un "vero villaggio islamico", le ragazze non hanno diritto di andare a scuola o di ricevere qualsiasi altro tipo di educazione. Prima di uscire devono rigorosamente coprirsi da capo a piedi.
La scuola e' aperta solo ai maschi.
La televisione e' proibita cosi come ascoltare la radio. L'editto promulgato dall' ecclesiastico musulmano locale vieta chiunque di ascoltare musica o guardare la televisione sotto pena di avere commesso una blasfemia.
"Nessuna donna nel nostro villaggio ha mai studiato dopo il decimo grado. sono andata a scuola fino al quinto grado. Tante restrizioni sono state imposte a noi donne. Dicono che secondo il Corano, le donne non devono essere educate" racconta Saima, una maestra di asilo
L'articolo
Senza parole. Veramente degli animali medievali questi islamisti.
La scuola e' aperta solo ai maschi.
La televisione e' proibita cosi come ascoltare la radio. L'editto promulgato dall' ecclesiastico musulmano locale vieta chiunque di ascoltare musica o guardare la televisione sotto pena di avere commesso una blasfemia.
"Nessuna donna nel nostro villaggio ha mai studiato dopo il decimo grado. sono andata a scuola fino al quinto grado. Tante restrizioni sono state imposte a noi donne. Dicono che secondo il Corano, le donne non devono essere educate" racconta Saima, una maestra di asilo
L'articolo
Senza parole. Veramente degli animali medievali questi islamisti.
Chavez sta costruendo il muro dell'oppressione
Lo ha dichiarato l'ex Presidente Boliviano Jorge Quiroga ieri al congresso del partito venezuelano Primero Justicia.
"La liberta' senza eguaglianza non e' sostenibile. L'eguaglianza senza liberta' e' una tirannia. Il Venezuela sta costruendo il muro politico della tirannia, piu' pericoloso del muro di Berlino e piu' vergognoso del Rio Grande...."
Il Video
"La liberta' senza eguaglianza non e' sostenibile. L'eguaglianza senza liberta' e' una tirannia. Il Venezuela sta costruendo il muro politico della tirannia, piu' pericoloso del muro di Berlino e piu' vergognoso del Rio Grande...."
Il Video
Pekino, beccati questa!
Sua Santità il Dalai Lama, dopo avere incontrato il Presidente Bush, ha ignorato la furiosa reazione della Cina. "Succede sempre cosi" ha detto ridendo il leader spirituale del Buddhismo Tibetano che dal 1959 vive in esilio in India.L'articolo
Il partito "democratico"
Finalmente, con grande strepito ed evidenza mediatica (come è ormai uso dire), si sono svolte le cosiddette “primarie” del Partito Democratico. La cosa riveste un significato emblematico che permette di gettare uno sguardo su quello che potrebbe essere questo partito.
Innanzi tutto si è “eletto” a stragrande maggioranza (una volta si sarebbe definita maggioranza bulgara) un segretario già nominato dai vertici del principale partito che confluirà nel PD. Per la prima volta nella nostra storia abbiamo il segretario di un partito che non c’è e che non ha ancora fissato le proprie caratteristiche, che saranno il frutto dei lavori della assemblea costituente del partito, i cui componenti sono stati “eletti” con le stesse modalità del segretario.
Secondo quanto ci è stato ripetutamente affermato, si tratterà di un partito completamente nuovo, che dovrà incidere potentemente sul rinnovo della politica italiana: per fare ciò si sono richiesti, abbastanza bizzarramente, anche i voti degli immigrati regolari, la cui influenza sul voto definitivo non è nota. (E perché no i clandestini, che sono tollerati e protetti, soprattutto dalle sinistre, anche se svolgono attività non propriamente ortodosse ?)
Per quanto riguarda lo stile democratico, già si è detto in apertura.
Si è poi affermato che questo partito nasce dalla convergenza di due culture: quella laico-marxista e quella cattolica di sinistra (qualunque cosa significhi oggi l’espressione “di sinistra”). Si tratterà dunque di un partito multiculturale, ed a parte il fatto che a sinistra sembrano avere il chiodo della multiculturalità, ci si domanda se ciò possa essere una buona cosa. Se due culture differenti, costrette a convivere, non giungono ad una sintesi, di solito si assiste ad una feroce lotta col risultato che una di esse è destinata a scomparire o comunque a soccombere. Ciò è sempre avvenuto storicamente, e, per il bene del paese, c’è da augurarsi che non accada questa volta con effetti rovinosi per tutti.
Infine questo partito nascerà col dichiarato proposito di realizzare le “riforme” di cui l’Italia avrebbe estremamente bisogno. Il programma non sembra particolarmente originale: tutti i partiti si sono sempre dichiarati favorevoli alle “riforme”, ma si sono bene guardati dal precisare di quali riforme si tratti e soprattutto si sono bene guardati dal realizzarle. Se qualche “riforma” è stata realizzata da qualcuno, essa normalmente è stata cancellata dal successore, con la motivazione che “quella riforma” non è quella che gli italiani vogliono e di cui hanno bisogno.
Insomma, non è facile capire in cosa questo partito si differenzi dagli altri di cui il paese già dispone in abbondanza. L’unica vera differenza sta nella definizione: purtroppo durante tutto l’ultimo secolo il termine “democratico” è stato usato ed abusato quasi unicamente da partiti che di democratico avevano ben poco: c’è da augurarsi che non succeda così anche questa volta, anche se le premesse, di metodo e di persone, non fanno bene sperare.
H/t: Il Bertoldo
Innanzi tutto si è “eletto” a stragrande maggioranza (una volta si sarebbe definita maggioranza bulgara) un segretario già nominato dai vertici del principale partito che confluirà nel PD. Per la prima volta nella nostra storia abbiamo il segretario di un partito che non c’è e che non ha ancora fissato le proprie caratteristiche, che saranno il frutto dei lavori della assemblea costituente del partito, i cui componenti sono stati “eletti” con le stesse modalità del segretario.
Secondo quanto ci è stato ripetutamente affermato, si tratterà di un partito completamente nuovo, che dovrà incidere potentemente sul rinnovo della politica italiana: per fare ciò si sono richiesti, abbastanza bizzarramente, anche i voti degli immigrati regolari, la cui influenza sul voto definitivo non è nota. (E perché no i clandestini, che sono tollerati e protetti, soprattutto dalle sinistre, anche se svolgono attività non propriamente ortodosse ?)
Per quanto riguarda lo stile democratico, già si è detto in apertura.
Si è poi affermato che questo partito nasce dalla convergenza di due culture: quella laico-marxista e quella cattolica di sinistra (qualunque cosa significhi oggi l’espressione “di sinistra”). Si tratterà dunque di un partito multiculturale, ed a parte il fatto che a sinistra sembrano avere il chiodo della multiculturalità, ci si domanda se ciò possa essere una buona cosa. Se due culture differenti, costrette a convivere, non giungono ad una sintesi, di solito si assiste ad una feroce lotta col risultato che una di esse è destinata a scomparire o comunque a soccombere. Ciò è sempre avvenuto storicamente, e, per il bene del paese, c’è da augurarsi che non accada questa volta con effetti rovinosi per tutti.
Infine questo partito nascerà col dichiarato proposito di realizzare le “riforme” di cui l’Italia avrebbe estremamente bisogno. Il programma non sembra particolarmente originale: tutti i partiti si sono sempre dichiarati favorevoli alle “riforme”, ma si sono bene guardati dal precisare di quali riforme si tratti e soprattutto si sono bene guardati dal realizzarle. Se qualche “riforma” è stata realizzata da qualcuno, essa normalmente è stata cancellata dal successore, con la motivazione che “quella riforma” non è quella che gli italiani vogliono e di cui hanno bisogno.
Insomma, non è facile capire in cosa questo partito si differenzi dagli altri di cui il paese già dispone in abbondanza. L’unica vera differenza sta nella definizione: purtroppo durante tutto l’ultimo secolo il termine “democratico” è stato usato ed abusato quasi unicamente da partiti che di democratico avevano ben poco: c’è da augurarsi che non succeda così anche questa volta, anche se le premesse, di metodo e di persone, non fanno bene sperare.
H/t: Il Bertoldo
12 ottobre 2007
Dida , un imbarazzante peso morto
Dida deve andarsene.
E ' diventato un peso morto con le sue buffonate poco sportive.
Ancora piu' imbarazzante la decisone del Milan di presentare ricorso...
Non siamo mica l'Inter.
E che capperi!
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Premio Nobel a Al Gore?
Former U.S. Vice President Al Gore and other climate campaigners appear front-runners to win the Nobel Peace Prize on Friday for their drive for tougher action to combat global warming.
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Gulp! follia!
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Iran: 122,000 donne ammonite
La polizia iraniana ha ammonito 122,000 donne per non avere rispettato il codice di abbigliamento islamico
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stiamo parlando di pettinature considerate troppo occidentali, non minigonne...Questi islamisti sono medievali....
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